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Gettò la figlia nel cassonetto, "Valentina Pilato capace di intendere e di volere"

Gli esperti hanno deposto davanti alla corte d'assise che processa la donna per omicidio volontario premeditato. Per i periti nominati dal gip, la giovane mamma "aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidità"

Per i periti nominati dal gip, Valentina Pilato, la giovane mamma accusata di avere gettato nel cassonetto la figlia appena partorita, è capace di intendere e di volere. La donna infatti "aveva un disturbo di adattamento che non ne avrebbe inficiato la lucidità". Gli esperti questa mattina hanno deposto davanti alla corte d'assise che processa la donna per omicidio volontario premeditato.

L’avvocato della donna, Enrico Tignini, nelle scorse settimane aveva annunciato la linea difensiva, volta a “dimostrare che non c’era la premeditazione del fatto” quando quella mattina, all'alba, partorì in casa e chiuse la piccola in un borsone per poi gettarla in un cassonetto di via Ferdinando di Giorgi, quartiere Uditore. 

Valentina Pilato, che ha tre figli, si era trasferita a Gemona del Friuli, dove il marito militare era dovuto andare per questioni lavorative, un piccolo paesino di provincia. Il giorno prima del parto, l'imputata era tornata a Palermo con un volo. Partorì di notte e poi gettò la bimba nel cassonetto. Gli psichiatri hanno riferito il racconto della donna che ha sostenuto di non sapere, al momento del parto, di essere giunta già al nono mese, ma credeva che la neonata fosse morta.

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