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Valentina Pilato con un familiare (foto archivio)

Valentina Pilato con un familiare (foto archivio)

Gettò la figlia nel cassonetto, inizia il processo tra le lacrime della madre

La 34enne, imputata per omicidio premeditato aggravato, è rimasta seduta tra i banchi ad ascoltare il pm e il suo avvocato Enrico Tignini. Il legale difensore, che ha preparato la lista dei testi per la prossima udienza, ha annunciato la sua linea: "Dimostreremo che non c'è stata alcuna premeditazione"

Al via il processo per Valentina Pilato, imputata per omicidio volontario dopo aver gettato nel cassonetto la figlia appena partorita. La 34enne palermitana è rimasta seduta nel banco degli imputati dal quale riecheggiavano i suoi singhiozzi e le sue lacrime, guardata a vista da due guardie penitenziarie. L’avvocato della donna, Enrico Tignini, ha annunciato quale sarà la linea difensiva adottata, volta a “dimostrare che non c’era la premeditazione del fatto” quando quella mattina, all'alba, partorì in casa e chiuse la piccola in un borsone.

Durante gli scorsi giorni la Corte di Cassazione aveva annullato, con rinvio, la decisione del tribunale del Riesame di Palermo che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Valentina Pilato. A chiederla, dopo cinque mesi dalla morte della neonata in quel cassonetto di via Ferdinando di Giorgi, quartiere Uditore, era stata la Procura. Per i giudici romani non sarebbe la misura adeguata per la donna. Ma adesso il caso è passato ad un’altra sezione del tribunale del Riesame che dovrà decidere sull'istanza di scarcerazione avanzata dall’avvocato Tignini.

Per la prossima udienza, fissata per il prossimo 26 ottobre, il legale difensore ha chiesto di ascoltare in aula anche il marito della 34enne, Daniele, la madre e la sorella dell’imputata. Durante il suo intervento l’avvocato Tignini ha cercato di ricostruire lo status psicologico della donna, ricordando il suo trasferimento a Gemona del Friuli, dove il marito militare era dovuto andare per questioni lavorative. Poi ha sottolineato la circostanza per quale Valentina Pilato è stata seguita dai medici psichiatrici sin dal giorno in cui ha lasciato l’ospedale Cervello, anche nel giorno in cui venne raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare del 13 aprile 2015.

E infatti da quel tragico 24 novembre 2014 Valentina Pilato è stata seguita dagli psichiatri della casa di cura D’Anna, per poi essere spostata presso il Centro di salute mentale di Palermo. "All’epoca dei fatti - spiega a PalermoToday l'avvocato Tignini - la mia assistita non è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio premeditato aggravato nei confronti di un discendente, che prevede una pena che va dai 21 anni all’ergastolo, bensì per infanticidio, che invece prevede una pena che va dai 4 ai 12 anni. Durante la prossima udienza verrà presentata la nostra lista di testi, che include anche i colleghi del negozio presso il quale lavorava la Pilato e anche qualche collega del marito".

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