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Martedì, 24 Maggio 2022
L'intervista / Cinisi

Casolare conteso, parla Leonardo Badalamenti: "L'avrei ceduto, ma non si è agito con trasparenza"

Dopo le polemiche, l'intervista di PalermoToday al figlio del capomafia di Cinisi al quale - secondo una sentenza definitiva - l'immobile deve essere restituito: "Sono incensurato e quell'edificio è un bene di famiglia. Voglio solo ciò che mi spetta. Non ho nulla contro Impastato, ma perché ha accettato le chiavi sapendo che c'era questo problema?"

Parla con calma, ma si sente che è amareggiato perché in questi giorni viene accusato di essere un mafioso, di essere latitante e, secondo qualcuno, persino di essere peggio di suo padre, il capomafia di Cinisi, Gaetano Badalamenti (deceduto in carcere nel 2004). "Sono incensurato, nonostante diversi processi subiti in 40 anni, sono stato sempre assolto. Io rispondo delle mie azioni - afferma Leonardo Badalmenti - non posso pagare per le eventuali colpe di mio padre". E, sulla vicenda del casolare conteso di contrada Uliveto è netto: "E' un bene di famiglia, non avrebbe mai dovuto essere sequestrato e io, esattamente come hanno stabilito i giudici, voglio ciò che è mio e che mi spetta".

La storia del casolare conteso

Badalamenti ha accettato di parlare con PalermoToday per fornire il suo punto di vista. La storia si può riassumere semplicemente: a luglio del 2020 la Corte d'Assise si accorge di un errore di trascrizione del numero di una particella e, mentre conferma la confisca di molti altri beni dei Badalamenti, per il casolare di contrada Uliveto dispone la revoca del provvedimento e la restituzione dell'immobile al proprietario. A gennaio dell'anno scorso, quando ormai il provvedimento era definitivo da 6 mesi e nessuno lo aveva neppure impugnato, il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, decide di assegnare l'immobile alla onlus "Casa memoria" e consegna le chiavi a Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso a maggio del 1978 - secondo una sentenza di primo grado su mandato proprio di don Tano, il padre di Leonardo Badalamenti - e alla nipote Luisa. Più volte Badalamenti, seguendo la legge, ha provato inutilmente a rientrare in possesso dell'edificio. Una decina di giorni fa anche attraverso un ufficiale giudiziario e sulla scorta di un'ulteriore sentenza del tribunale civile. 

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Una domanda secca: anche sulla scia delle polemiche di questi giorni, sarebbe disposto a lasciare al Comune quel casolare? 
"E' un bene di famiglia e non ho intenzione di cederlo, anche per il modo poco trasparente con cui è stato acquisito dal Comune di Cinisi. Come hanno stabilito i giudici, chiedo semplicemente ciò che è mio e mi spetta".

E se, come qualcuno sta ipotizzando, si procedesse ad una restituzione per equivalente, come prevede il Codice Antimafia, cioè le fosse data una giusta somma in modo da lasciare invece l'edificio al Comune e a "Casa memoria"? 
"Quell'articolo, il 46, dal mio punto di vista non è applicabile in questo caso specifico. Io ho diritto a riavere il casolare che, come sancito dalla sentenza definitiva, in realtà non avrebbe mai dovuto essere sequestrato, ancor meno ristrutturato. Mi risulta che la particella 134, dove si trova l'immobile, non era mai stata oggetto di sequestro prima del 10 aprile 2014, data in cui è stata disposta la sua confisca".

Il Comune di Cinisi sostiene però di aver investito 400 mila euro per recuperare quello che era un rudere...
"Non era un rudere, tanto che era persino abitato. Certo, in nostra assenza e senza interventi di ristrutturazione era malandato. Ma non tanto da impedire, per esempio, al Comune di Cinisi di organizzare al suo interno una manifestazione nel Natale del 2012, cioè ben due anni prima che la confisca fosse sancita dal tribunale e quindi all'insaputa di noi proprietari, ovvero un presepe vivente...".

Ha un cognome molto ingombrante e certamente c'è una fetta dell'opinione pubblica che le rimprovera di non aver preso le distanze da suo padre. Cosa ne pensa?
"Non ho nulla a che vedere con le responsabilità di mio padre, con quel passato. E lo dimostra il fatto che, nonostante sia stato processato diverse volte in 40 anni, sono stato sempre assolto. Ed è proprio per questo che peraltro ho fiducia nella magistratura. Non sono in grado di giudicare mio padre, non posso essere imparziale proprio perché è mio padre. Per come l'ho conosciuto io, mi sembra strano per esempio che possa essere stato il mandante dell'omicidio di Peppino Impastato, come sancito da una sentenza di primo grado. Non dico che non l'abbia fatto, solo che io non ho gli elmenti per valutare e non mi piace parlare a vanvera delle cose che non conosco. Era mio padre e io gli volevo bene, come lei ne vorrà al suo... Non accetto questa pretesa da parte dell'opinione pubblica secondo cui dovrei rinnegare mio padre. Ognuno deve essere giudicato per ciò che è e che fa, i figli non possono pagare le colpe dei padri, è una visione arcaica. Inoltre ritengo che mio padre, se ha sbagliato, ha pagato abbondantemente, visto che ha trascorso 20 anni in carcere, dove è pure morto".

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Lei è incensurato, ma in questi giorni è stato definito come "latitante", "mafioso", "ricercato", oggetto di "un mandato di cattura internazionale". Cosa risponde?
"Sì, sono incensurato, è un dato di fatto. Come detto, sono stato processato diverse volte, ma sempre scagionato. Non sono stato mai condannato in Italia né per mafia né per altro, sono libero e non sottoposto ad alcuna misura. Per quanto riguarda la vicenda più recente, quella del mandato di cattura emesso dal Brasile, i giudici palermitani hanno respinto la richiesta di estradizione e, dopo aver tracorso più di 10 mesi in cella, sono stato liberato. E' appena il caso di sottolineare, come abbiamo fatto anche nel processo, che quando sono stato arrestato dalla Dia in virtù di quel mandato, io vivevo già in Sicilia dal 2017 e che per due anni sono stato sottoposto ad una misura di prevenzione: le forze dell'ordine sono quindi venute a controllare quotidianamente che non mi fossi allontanato da casa. Mi hanno sempre trovato e, se fossi stato latitante, trovandomi, avrebbero dovuto arrestarmi".

Sarò provocatoria: una parte della società civile, a dispetto di questi dati, si è schierata con "Casa memoria" e ritiene che il casolare debba restare allo Stato e agli Impastato. Non sarebbe un gesto importante cedere il casolare per lasciare che resti un simbolo di legalità?
"A 61 anni, con tutto quello che ho passato, farmi questa domanda è in effetti una provocazione. L'avrei fatto, l'avrei lasciato quel casolare se tutto non fosse maturato in questo modo. L'immobile, per esempio, è stato assegnato alla onlus degli Impastato il 28 gennaio dell'anno scorso, cioè quando il Comune di Cinisi sapeva perfettamente che avrebbe dovuto restituirmelo in virtù di una sentenza definitiva che, peraltro, nessuno ha neppure impugnato. Le sentenze non si rispettano quindi o devo rispettarle soltanto io? La gente dovrebbe indignarsi per questo. Peraltro quando il casolare è stato confiscato per errore noi non abbiamo fatto alcuna resistenza, abbiamo rispettato la decisione dei giudici...".

Anche se sul piano simbolico e mediatico è stata creata una nuova contrapposizione tra Badalamenti ed Impastato, lei ha qualcosa contro di loro?
"Ma assolutamente no, non ho nulla contro Giovanni Impastato, neppure lo conosco, e sono disponibile anche ad incontrarlo. Tuttavia, quando dice che 'non si può restituire il casolare alla mafia' dice una calunnia nei miei confronti. Lui ha accettato la consegna pur sapendo - la sentenza è del 2 luglio 2020 - che per l'immobile era stata disposta la revoca della confisca e la contestuale restituzione ai legittimi proprietari. L'operazione del sindaco, secondo me, è stata fatta in maniera furbesca e ciò che sta accadadendo è anche una mancanza di rispetto per i giudici che hanno emesso quell'ordinanza. Impastato è stato tirato dentro a questa vicenda. Perché? Mi domando soltanto questo: perché si sta montando tutto questo caso quando tutto è così chiaro".
 

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