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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Cinisi

Casolare conteso a Cinisi, per i giudici deve tornare a Badalamenti ma il sindaco: "Non glielo daremo mai"

L'immobile di contrada Uliveto è assegnato al Comune dal 2010, ma due anni fa si è scoperto che la confisca era frutto di un errore e che doveva essere restituito al figlio incensurato del capomafia, Leonardo. Con due sentenze a suo favore venerdì si è presentato l'ufficiale giudiziario ma la procedura è stata rinviata. Palazzolo: "Il bene resterà a noi"

Non era bastata - la più che sufficiente - sentenza della Corte d'Assise dell'estate del 2020 per consentire a Leonardo Badalamenti, figlio secondogenito ed incensurato dello storico boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti, deceduto nel 2004, di tornare in possesso di un casolare di contrada Uliveto, assegnato dal 2010 al Comune dall'Agenzia per i beni confiscati. Anche il tribunale civile adesso ha messo nero su bianco che quell'immobile non avrebbe mai dovuto essere sequestrato e che, dunque, deve essere restituito a Badalamenti. E venerdì scorso, proprio per questo scopo, si è presentato l'ufficiale giudiziario. Tuttavia, anche questo tentativo è andato a vuoto e la consegna a Badalamenti è stata rinviata alle prossime settimane. 

Una storia ingarbugliata perché di fatto nasce da un errore di trascrizione di una particella al momento del sequestro dei beni al capomafia. Per questo sbaglio, il casolare era finito tra gli immobili da togliere al mafioso e da affidare allo Stato. Per anni il Comune di Cinisi - che avrebbe investito anche 400 mila euro per ristrutturarlo - lo ha gestito facendone un simbolo di legalità. Ma appunto c'è un errore e - come hanno stabilito ormai due sentenze - quel bene non poteva essere confiscato. 

Giovanni Impastato: "Dobbiamo restituirlo alla mafia?" | Video

L'estate di due anni fa, quando per la prima volta Badalamenti andò a rivendicare i suoi diritti in virtù del verdetto della Corte d'Assise, dovettero intervenire i carabinieri e il figlio del boss arrivò anche a denunciare il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo. Fascicolo che è stato poi archiviato. In uno scenario già così complesso e molto teso, a gennaio dell'anno scorso il primo cittadino - pur sapendo che quel casolare avrebbe dovuto essere restituito - ha deciso di assegnarlo a "Casa Memoria", la onlus che opera in memoria del giornalista Peppino Impastato, fatto eliminare proprio da Tano Badalamenti il 9 maggio del 1978, e consegnato le chiavi alla nipote di Impastato, Luisa.

Dopo l'arrivo dell'ufficiale giudiziario, il sindaco ha preannunciato che "il casolare non tornerà mai ai Badalamenti", anche se lo hanno disposto dei giudici. A "Casa Minutella" ha infatti dichiarato: "Metto un punto fermo su questa vicenda, a prescindere dalla legittimità di richiesta di Leonardo Badalamenti. C'è una norma di legge che dice che il Comune può ottenere il bene confiscato pagando un indennizzo. Il Comune si avvarrà di questa norma di legge,  quindi la conclusione è già scritta. Casa Felicia rimarrà, quel casolare non potrà più tornare a Badalamenti". Poi ha precisato: "Siamo in uno stato di diritto, il Comune di Cinisi, intanto, sta approfondendo attraverso il proprio legale se intraprendere azioni a sostegno per contestare questa sentenza a favore di Badalamenti o se invece avviare una procedura per riconoscere un equo indennizzo. Il casolare, comunque, rimane al Comune di Cinisi".

Naturalmente di tutt'altro avviso è Badalamenti, difeso dagli avvocati Antonino Ganci e Baldassare Lauria. Peraltro, poche settimane dopo il suo "blitz" per riprendersi il casolare, il 5 agosto 2020, il figlio del boss di Cinisi era finito in carcere sulla scorta di un mandato di cattura internazionale: per il Brasile avrebbe dovuto scontare una condanna per associazione per delinquere e droga. Dopo una procedura durata mesi, i giudici hanno deciso di negare l'estradizione e Badalamenti è tornato libero. E rivuole quel casolare che - in base a due sentenze - è suo.

Sulla vicenda interviene anche la Cgil Palermo: "Restituire il bene confiscato ai Badalamenti sarebbe un’assurdità, una sconfitta per chi si batte tutti i giorni per affermare legalità e giustizia e per questo saremo al fianco di Giovanni Impastato, di Casa Felicia e del Comune di Cinisi, impegnati con i loro legali per evitare che ciò avvenga". Il segretario generale Mario Ridulfo e il responsabile del dipartimento legalità Dino Paternostro affermano infatti che "è incredibile che, per un errore nelle procedure, si dovrà restituire al figlio di don Tano Badalamenti il casolare confiscato".

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