Cronaca Boccadifalco

Case contese tra poliziotti, il Tar le riassegna ma chi ci abita non va via

Nel 2000 il Tribunale annulla una graduatoria del 1994 e nel 2003 assegna gli appartamenti a sei agenti che hanno fatto ricorso: ma i colleghi che ci abitano non hanno intenzione di andarsene: "Non siamo abusivi". Dal 2006 la situazione è in mano al Comune, l'assessore Ciulla: "Aspettiamo si pronunci Consiglio di Stato"

Sembra una storia senza fine quella degli alloggi di servizio per dei poliziotti in servizio a Palermo. Una sentenza del Tar, datata 2000, annulla una graduatoria stilata nel 1994 e assegnerebbe quindi a sei poliziotti altrettanti appartamenti in via M.T 37 e 39, nella Riserva Reale Boccadifalco. Ma gli attuali abitanti, colleghi dei “ricorrenti”, non hanno alcuna intenzione di lasciare loro le case. “Non siamo abusivi”, tengono a precisare. Il Comune al momento “temporeggia” e attende che si pronunci il Consiglio di stato. E fra ricorsi, imprecisioni e carte bollare la parola fine sembra ancora lontana.

LE CASE CONTESE - Tutto comincia 19 anni fa. E’ il 1994 e la Prefettura di Palermo pubblica un bando per l'assegnazione di 139 case, di cui 50 destinate a carabinieri e finanzieri, le restanti ai poliziotti. Partecipano circa 250 agenti. "Nel bando era tutto ben spiegato, ma stando alla graduatoria c'era qualcosa che non andava - spiega l'ispettore capo Alfonso Masito, adesso in pensione -. Nella lista degli aventi diritto c'erano colleghi che erano rientrati quando, stando alle circostanze reali, avrebbero dovuto avere un punteggio inferiore. E invece, tramite nuovi familiari a carico, sfratti esecutivi ed altre cose poco chiare, i punteggi di alcuni sono lievitati. Sta di fatto che chi era rientrato nella graduatoria provvisoria, poi diventata definitiva, è potuto entrare nelle case. Abbiamo fatto dunque ricorso e nel 2000 è arrivata la sentenza del Tar: la graduatoria andava rifatta".

Così la nuova graduatoria viene pubblicata nel 2003 senza essere però mai applicata. L'errore che ha dato il via al primo “teatrino”, "nasce dal fatto che, per il punteggio, erano stati considerati i metri quadrati delle case in cui abitavamo piuttosto che i vani", spiega Masito. Nel frattempo, ai primi 139 "classificati" del '94 viene spedito dall'Istituto Autonomo Case Popolari, che per qualche anno ha avuto la competenza sugli immobili, un verbale di immissione, con relativa consegna delle chiavi e contratto di custodia. Perché non sono state direttamente assegnate? Attendendo l'esito del ricorso pendente, la prefettura invita i "custodi" ad occupare le case, per evitare che entrassero degli abusivi e attendendo che la controversia venisse risolta.

“NON SIAMO ABUSIVI” - Da allora, i custodi, vivono in quegli appartamenti. "Abbiamo pagato tutto quello che ci toccava, abbiamo provveduto a fare gli allacci di acqua, elettricità e fognature, riparando inoltre tutto ciò che non andava - spiegano alcuni agenti che vivono negli alloggi in questione e che voglio restare anonimi -. I sei agenti che hanno fatto ricorso non possono definirsi 'legittimi assegnatari', esattamente come noi non possiamo essere definiti degli occupanti abusivi. Di fatto, nonostante la sentenza, nessuno ci ha mai notificato un'ordinanza di sfratto". Nel 2006, la "patata bollente" passa nelle mani dell'amministrazione comunale. Per 5 anni, nulla si muove.

"Inizialmente pagavamo allo Iacp “un'indennità di occupazione” di 90 euro, mentre dal 2006 paghiamo al Comune un canone di locazione di 208 euro. Andavamo spesso a chiedere in assessorato per essere aggiornati sui contratti di locazione, che non avevamo in quanto ancora custodi", con tutti i benefici che un contratto può significare. A questo segue la richiesta da parte degli inquilini di regolarizzare la loro situazione attraverso una "sanatoria": la legge regionale 12/11, che in un emendamento dell'art.29 stabiliva che chi fosse risultato occupante delle abitazioni alla data del 31 dicembre 2001, sulla base del verbale di consegna della prefettura e avendo i pagamenti in regola, aveva diritto a quella casa. 4

Arriviamo così al 2012, quando il Comune si adegua alla legge regionale e stabilisce tramite alcune determine dirigenziali l'assegnazione delle case. Ma la sentenza del Tar 1351/2012 impone all'amministrazione di seguire la graduatoria del 2003. "Temendo l'arrivo di un commissario ad acta, il Comune fa un passo indietro e con un'ulteriore determina revoca le precedenti. Ora vogliono buttarci fuori dopo 18 anni vissuti in questo contesto. I nostri figli sono cresciuti qui!", spiega uno degli agenti. Dunque, nel dicembre 2012, la nuova amministrazione comunale chiama i vincitori della graduatoria "definitiva" per fare scegliere loro le abitazioni, nonostante siano ancora abitate. Questo segna l'inizio di una nuova fase che si concluderà, dopo il ricorso degli attuali abitanti delle palazzine al Consiglio di Giustizia Amministrativa, con l'udienza prevista per dicembre 2013.

E IL COMUNE? -  "Abbiamo applicato la sentenza definitiva del Tar del 2012 per cui siamo stati dal prefetto - spiega l'assessore agli Interventi abitativi Agnese Ciulla - e abbiamo fatto una serie di riflessioni e studi su ciò che era successo. Dobbiamo aspettare che si pronunci il Consiglio di stato. Avevamo iniziato a chiamare ed assegnare le case a dicembre. Abbiamo cominciato ad analizzare la vicenda già da luglio e stiamo cercando di rimettere un po' di ordine nelle cose. Per ora non dobbiamo preoccuparci di quello che è stato, ma bisogna andare avanti e risolvere la questione. Aspettiamo di capire cosa succede nel panorama generale, perché anche alla Regione si sta discutendo qualcosa al riguardo, ma fino a dicembre la situazione resterà per come è".

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