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Cronaca Libertà / Via de Cosmi Giovanni Agostino

Accusato di aver venduto carne avariata come fresca, dopo 6 anni assolto un macellaio

Al centro dell'inchiesta del Nas due chili di tritato di vitello che sarebbe stato alterato con sostanze chimiche e commercializzato nel negozio di Francesco Intravaia, in via De Cosmi, nel 2015. I consulenti della difesa hanno dimostrato che la presenza di nitrati era lecita e che il prodotto non era nocivo per i consumatori

Era stato accusato di aver messo in vendita nella sua macelleria carne che sarebbe stata avariata, spacciandola però per fresca grazie all'aggiunta di sostanze chimiche. Al centro dell'inchiesta del Nas dei carabinieri appena due chili di tritato "sospetto". Adesso, a ben sei anni dai fatti, Francesco Intravaia, proprietario della "Antica Carnezzeria" di via De Cosmi 55, in zona Fiera, è stato totalmente assolto - con la formuna piena "perché il fatto non sussiste" - dal giudice della seconda sezione del tribunale monocratico, Livio Fiorani.

La notizia della denuncia del macellaio (coinvolto nell'indagine assieme ad altri suoi 24 colleghi) era stata peraltro diffusa il 22 aprile del 2015, cioè pochi giorni prima di Pasqua, con evidenti ripercussioni negative sull'attività commerciale. E' per questo che il difensore dell'imputato, l'avvocato Miria Rizzo (nella foto), sta valutando la possibilità di chiedere un risarcimento per chi avrebbe compiuto gli accertamenti "in modo superficiale". I consulenti della difesa hanno infatti dimostrato che la presenza di nitrati (la sostanza chimica che era stata trovata nel tritato di Intravaia) nella carne tritata è consentita per legge e che in ogni caso non possono essere utilizzati con alimenti che sono già in stato di decomposizione per farli sembrare freschi, ma soltanto - al contrario - proprio per prevenire la proliferazione di batteri potenzialmente nocivi per l'uomo.

avvocato-miria-rizzo-2Il controllo nella macelleria di via De Cosmi era stato compiuto a febbraio del 2015 e al titolare veniva contestato di aver detenuto ai fini della vendita "due chili di tritato di vitello con l'aggiunta di additivi non consentiti". Il primo luglio successivo la Procura aveva emesso un decreto penale di condanna al pagamento di una multa da 3 mila euro. Ma il macellaio si era opposto e così era partito il processo.

Durante il (lungo) dibattimento, uno dei consulenti della difesa ha spiegato che "solfiti, acido ascorbico, nitrati e nitriti sono tutte sostanze che vengono identificate come conservanti e per quanto riguarda la carne trita sono consentite per legge". La loro funzione è "uccidere i batteri e fare in modo che i prodotti alimentari si conservino più a lungo e mantengano anche la colorazione naturale, quindi mantengono il colore rosso della carne". L'esperto ha rimarcato che "di tutti i conservanti che sono stati ricercati (dal Nas, ndr) l'unico che è stato trovato sono i nitrati, che sono presenti normalmente in tantissimi alimenti, nelle acque, nelle verdure ecc. Per i nitrati - ha aggiunto - non c'è un'evidenza scientifica che la loro presenza negli alimenti possa fare male e nuoccia così, sic et simpliciter,  all'uomo. Per cui quando si trovano dei nitrati in un alimento bisogna stare bene attenti a capire dove, in quale alimento e se sono quantitativi vermanente elevati, tali per cui non consentiti dalla legge".

Come ha sottolineato il consulente, inoltre, "vige un regolamento per il quale la presenza di nitrati è consentita nei preparati a base di carne" e nel caso specifico "la dose massima di nitrati che può essere aggiunta è 150 milligrammi al chilo". Peraltro "ammesso che li abbia messi l'imputato, può aver aggiunto dei nitrati ad un alimento dove già all'origine potevano esserci altri nitrati e questo fa sì che si raggiunga un numero che comunque non è stabilito per i regolamenti vigenti. Nel corso del tempo abbiamo fatto altre analisi (sui prodotti di Intravaia, ndr) e non abbiamo mai riscontrato dosi di nitrati elevate, in tutti i prodotti che lui commercializzava".

Infine, l'esperto ha spiegato che "non c'è alcuna norma in questo momento che dice che è un prodotto pericoloso per la salute umana e poi non c'è alcuna norma in vigore in Italia che dice quale deve essere la dose residua presente nell'alimento", evidenziando che in ogni caso il nitrato "che è un sale, ha lo scopo di presevare quella che è la salute del consumatore perché uccide i batteri che ci sono a monte, uccidendo i batteri previene i problemi di putrefazione. Quindi che venga aggiunto in un prodotto già putrefatto per migliorarne l'aspetto non mi risulta dalla mia esperienza, cioè in 25 anni di laboratorio".

Sono quasi certamente queste le argomentazioni che avranno convinto il giudice che, a sei anni dalla denuncia, ha deciso di assolvere il macellaio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra un paio di mesi.

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