Tre anni senza Carlo Ruvolo, alla Cala una palestra che porta il suo nome

Al molo del Bersagliere è stata inaugurata una struttura per ricordare il 22enne morto in un incidente stradale. L'iniziativa è dell'ex presidente del circolo Lauria Andrea Vitale. La mamma: "Per lui non esistevano né feste né domeniche, solo il canottaggio"

Mentre il tramonto si tinge del colore dell'amore, quello della sua famiglia, una rosa bianca come l'innocenza dei sui pochi anni scorre lenta sul mare della banchina al Molo Sud. Era appena 22enne Carlo Ruvolo, il giovane canottiere che ha perso la vita tre anni fa vittima di un incidente stradale in via Messina Marine all'altezza del bar del bivio. Oggi, nel suo trigesimo, a ricordarlo mamma Paola, papà Giuseppe, il fratello Andrea e una targa: "Centro di canottaggio Carlo Ruvolo". 

Lì dove per tutta la sua breve vita Carlo Ruvolo ha passato notti e giorni, nell'anniversario della sua scomparsa viene inaugurata una palestra che porta il suo nome. "Un'iniziativa spontanea voluta fortemente dall'ex presidente del circolo Lauria Andrea Vitale, ora vicepresidente della Federazione Italiana Canottaggio" spiega Giuseppe Ruvolo, il papà di quel ragazzo che tutti, al molo del Bersagliere, ricordano come "il gigante buono". 

Ventidue anni, due metri d'altezza - per quasi 50 di piede - e una passione sconfinata per il canottaggio. "Non esistevano né feste né domeniche - racconta commossa la mamma, Paola Quartararo -. Esisteva solo questo sport. Non sentiva il sacrificio addosso perché lo faceva con passione. Dai suoi 14 anni, a casa nostra, la sveglia è suonata prestissimo. Già alle 5 era pronto per il primo allenamento. Alle 8, poi, dritto a scuola per poi ricominciare, alla campanella, un nuovo allenamento". 

"Mio figlio è morto, nessuno ha tolto la patente a chi guidava"

Una passione talmente travolgente, quella di Carlo Ruvolo per il canottaggio, che ha coinvolto pure Andrea, il fratello minore oggi 19enne. "Ero cintura marrone di judo - racconta -. Mancava pochissimo per conquistare quella nera. Mio fratello, però, in un attimo è stato in grado di contagiarmi. Lui era così, riusciva a farti amare tutto quello che aveva intorno. Ecco che, anche un ex judoka come me, è riuscito a rinunciare alla massima cintura e ad innamorarsi di un altro sport". 

Presente alla commemorazione anche Sergio Marino, assessore al Mare e alle Coste. "Alle volte, per trovare consolazione, leggo qualche passo della Bibbia - prosegue la mamma di Carlo Ruvolo -. E allora mi convinco sia vero che non è importante quanto tempo vivi, ciò che conta è che le tue orme lascino il segno. Oggi c'è moltissima gente. Anche le istituzioni. Questo vuol dire che mio figlio ha seminato nella sua breve ma intensa vita". 

Unico selezionato ai campionati di Kiev per gareggiare con la nazionale ucraina, sognava una vita nelle armi ma piena, anche al lavoro, del suo mare. "Ambiva ad una carriera nella Guardia Costiera - conclude Paola Ruvolo -. Ha iniziato a nuotare ad appena due anni e aveva raggiunto il brevetto di bagnino internazionale per laghi, fiumi, mari e piscine. Amava così tanto il mare e il canottaggio che chiamava la sua allenatrice, Elena Dones, 'mamma Elena'. Oggi è quella rosa bianca che galleggia verso il tramonto". 

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