Uccise l'ex moglie a Carini, 42enne a processo con l'accusa di omicidio premeditato

Secondo l'accusa Marco Ricci, insieme al figlio quattordicenne, andò nel negozio di scarpe dove Anna Maria Scavo lavorava come commessa con l'intento di sfregiarla. Accanto al corpo ritrovata una siringa con dell'acido. Agli inquirenti lui aveva raccontato di essere intervenuto per difendere il figlio

I carabinieri davanti al negozio di corso Italia, a Carini

Rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio premeditato per aver ucciso la moglie, Anna Maria Scavo, mentre si trovava insieme al figlio, dopo averle tagliato la gola e aver tentato di sfregiarle il volto con dell’acido. Così ha deciso il gup del tribunale di Palermo Fabio Pilato per Marco Ricci, 42 anni, accusato di avere ammazzato la moglie 37enne, dalla quale si era separato nel 2018. Rimane al vaglio della Procura dei minori la posizione del quattordicenne che poche settimane fa ha reso un interrogatorio per chiarire alcuni dettagli della tragica vicenda.

I fatti risalgono a giugno dello scorso anno. Anna Maria Scavo venne uccisa all’interno del negozio di scarpe in corso Italia, a Carini, dove lavorava come commessa. Secondo l’accusa - rappresentata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dai sostituti Maria Rosaria Perricone e Giulia Beux - Ricci avrebbe incontrato la donna con l’intento di aggredirla. Resta però da chiarire come siano andate realmente le cose nell’attività commerciale dove intervennero i carabinieri e anche i vigili del fuoco.

L’uomo e il quattordicenne, poi sentiti separatamente, avevano raccontato che fra la donna e il ragazzo sarebbe nata una violenta lite durante la quale la Scavo avrebbe impugnato un taglierino. Ricci a quel punto sarebbe intervenuto per difendere il figlio, strappandole dalle mani l’oggetto che sarebbe stato utilizzato come arma e colpendo la donna alla giugulare. Un taglio che in pochi minuti non aveva lasciato scampo alla vittima. A quel punto il 42enne chiamò il 112 ma quando i carabinieri arrivarono in corso Italia lui e il figlio si erano barricati nel negozio. Da qui l’intervento dei vigili del fuoco.

Una volta dentro i militari trovarono il corpo della Scavo per terra ma anche una siringa che sarebbe stata utilizzata per sfregiarla. Questo dettaglio infatti non avrebbe convinto la Procura del fatto che l’uomo fosse intervenuto per difendere il figlio ma che avesse sin dall'inizio altri piani. In occasione dell’udienza preliminare il legale di Ricci, l’avvocato Giuseppe Siino, ha sollevato alcune questioni che però non sono state accolte dal gup. Come la presenza di alcuni frame dei filmati di videosorveglianza e non dei video completi e la procedura per l’estrazione delle immagini, che sarebbe avvenuta secondo procedure considerate non idonee.

Omicidio a Carini, paese sotto shock | VIDEO

Le immagini precedenti alla morte della Scavo mostrerebbero alcune buste, poi rinvenute dentro al negozio, che Ricci avrebbe utilizzato per portare la siringa all'interno del negozio senza farsi notare. Dentro una di queste sarebbe stato trovato anche uno scontrino che riportava la data di quel giorno e che sarebbe collegato all'acquisto dell'acido. Circostanza che avrebbe convinto la Procura a contestare il reato di omicidio premeditato. Il processo per Ricci entrerà nel vivo a ottobre prossimo davanti ai giudici della Corte d’Assise.

Per il minore, difeso dall’avvocato Paolo Grillo, si attende invece la conclusione delle indagini. Rischia il rinvio a giudizio per omicidio in concorso. È arrivata intanto la relazione che accompagna la perizia richiesta dalla Procura dei minori secondo cui il figlio della coppia avrebbe la piena capacità di intendere ma non di volere. Il giovane dunque sarebbe capace di distinguere il bene dal male ma avrebbe una volontà che sarebbe condizionata dal rapporto con il padre e con il resto della famiglia d’origine.

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