Carini, i proventi di furti e rapine reinvestiti nella droga: pene ridotte in appello

I colpi sarebbero stati compiuti in bar, farmacie e tabacchi ma anche nelle residenze estive sul litorale. Il ricavato sarebbe stato poi utilizzato per l'acquisto e la vendita di cocaina e hashish. Per i tre imputati la Cassazione aveva annullato con rinvio le prime condanne

Non solo avrebbero commesso una serie di furti e rapine a Carini, ma avrebbero anche reinvestito i proventi nel traffico di droga, in particolare hashish e cocaina. A tre imputati – che erano stati arrestati a giugno del 2016 dai carabinieri – adesso la Corte d’Appello ha deciso di concedere degli sconti di pena. Il processo (che si è svolto con l’abbreviato) è al suo quarto grado di giudizio e la prima sentenza d’appello era stata annullata con rinvio dalla Cassazione.

La riduzione di pena più sostanziosa è arrivata per Nunzio Arculeo (difeso dall’avvocato Bartolomeo Parrino), che in primo grado aveva avuto 5 anni e mezzo, ridotti oggi dai giudici a 3 anni e 4 mesi. Sconti più lievi sono stati invece concessi a Natale Lo Cicero, condannato ora a 7 anni, e ad Andrea Marino, al quale sono stati inflitti 6 anni e 4 mesi.

L’inchiesta dei militari era partita nell’estate del 2014, quando a Carini erano stati assaltati una farmacia, un bar e poi anche un tabacchi. Dalle modalità utilizzate – i banditi non avrebbero esitato ad usare coltelli e pistole per minacciare le vittime – gli investigatori avevano capito che ad entrare in azione sarebbe stato sempre lo stesso gruppo.

Inoltre, alla presunta banda (vennero arrestati in 7) venivano contestati anche una serie di furti nelle residenze estive del litorale di Carini. Secondo l’accusa, il denaro ricavato dai vari colpi sarebbe stato poi reinvestito nello smercio di droga, di cui sono accusati Arculeo e Marino. Hashish e cocaina sarebbero stati venduti tra la città, Carini e Partinico.

Dopo le condanne rimediate in primo e secondo grado, la Cassazione aveva però deciso di annullare con rinvio la sentenza per i tre imputati. In particolare in relazione alla droga: le sostanze, infatti, non erano mai state sequestrate dagli investigatori, ma se ne deduceva lo smercio da diverse intercettazioni. I giudici di appello hanno seguito le indicazioni della Suprema Corte, riducendo le pene agli imputati.

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