Al Pagliarelli le detenute si "reinventano" con laboratori creativi

Progetto rivolto a giovani donne detenute presso l'istituto circondariale Pagliarelli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Presso l'istituto circondariale Pagliarelli, è in corso, da circa un mese, il progetto Neverland, teso alla promozione del protagonismo collettivo delle detenute, per favorirne l’inserimento sociale attraverso azioni volte a stimolare lo sviluppo della loro personalità e la partecipazione attiva alla comunità locale nella fase di transizione dalla vita all’interno del carcere a quella del territorio. L'obiettivo finale del progetto è l'allestimento della stanza visite della sezione femminile che sarà riempita di oggetti come libri per bambini, strumenti musicali, teatrino e marionette e altri giochi realizzati dalle detenute nell'ambito dei laboratori creativi previsti dal progetto.

"Il progetto si pone in linea con gli obiettivi del progetto d'istituto - afferma la direttrice del Pagliarelli, Francesca Vazzana - tra i quali il sostegno alla genitorialità, l'implementazione delle risorse culturali, lo sviluppo di maggioricapacità relazionali, l'emancipazione individuale, la valorizzazione del tempo detentivo contrastando la tendenza alla passività. Il contributo di operatori della comunità esterna, inoltre, attraverso proposte trattamentali-rieducative, come avviene con il progetto Neverland, da vita a quel ponte tra società e carcere, che promuove e facilita il reinserimento delle persone detenute. Il progetto prevede come beneficiari diretti 10 donne detenute di età compresa tra i 18 e i 35 anni all’interno della casa circondariale Pagliarelli di Palermo. Nello specifico, il target a cui si fa riferimento è composto da ragazze madri, donne immigrate e non, in condizioni di difficoltà economica, culturale, sociale. Si intende puntare proprio sulle donne in quanto forza generatrice da cui trarre energia vitale per iniziare un movimento che possa portare alla creazione di una nuova forza attiva, non solo nella ricerca lavorativa, ma anche nella riqualificazione personale in vista di un futuro migliore per sé e per i propri figli. Attraverso i laboratori creativi e i gruppi previsti, infatti, si intende lavorare sul recupero del ruolo materno e sulla peculiare relazione madre-bambino. Soprattutto si intende utilizzare una metodologia innovativa come l’arteterapia che grazie all’utilizzo di un metodo comunicativo immediato e che può prescindere dal linguaggio verbale, potrà fornire alle partecipanti la possibilità di esprimere sia le problematiche connesse alla propria condizione detentiva, ma anche di far venire alla luce i punti di forza presenti in ognuno di loro. I laboratori previsti sono quello del libro e dell'artigianato e quello di alfabetizzazione, inoltre saranno attivati gruppi di mediazione interculturale e di sostegno alla genitorialità. Tutto per consentire alle donne che partecipano una maggiore consapevolezza delle loro potenzialità e capacità. La società tutta, infine, potrebbe costituire un altro beneficiario indiretto, in quanto luogo che in futuro si troverà ad accogliere cittadine nuove, con obiettivi personali volti alla cooperazione e alla produttività”.

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