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C'è la targa, ma non il collaudo: niente cure né sterilizzazioni per i cani al presidio Insalaco

La notizia è stata confermata alla commissione Lavori pubblici dal progettista Giovanni Riccobono. Il pronto soccorso per gli animali, intitolato al sindaco ucciso dalla mafia nel 1988, non potrà aprire. Un guaio per la città già senza canile, poiché il Comune nel frattempo ha chiuso il centro veterinario della Fiera. Argiroffi: "Orlando si dimetta"

Quella che doveva essere un'inaugurazione, con tanto di ospiti già invitati dal cerimoniale del sindaco Orlando, è stata trasformata in fretta e furia in un'intitolazione. Il motivo? Al presidio veterinario di via Tiro a Segno manca ancora il collaudo. E così la struttura che si trova nell'area dell'ex canile, che da oggi porta il nome dell'ex sindaco Giuseppe Insalaco, vittima della mafia nel 1988, non potrà aprire.

Via Tiro a Segno, presidio veterinario intitolato a Insalaco

Niente sterilizzazioni quindi né microchip per i cani randagi; nessuna possibilità di curare gli animali malati o feriti. Palermo, quinta città d'Italia già senza un canile, non avrà nemmeno il pronto soccorso per gli "amici a quattro zampe". Questo perché, nel frattempo, l'amministrazione comunale ha deciso di chiudere l'ex presidio veterinario della Fiera del Mediterraneo, dove sono state staccate persino le utenze. 

La notizia che i locali di via Tiro a Segno non sono stati collaudati è stata confermata dall'ingegnere, Giovanni Riccobono, progettista e direttore dei lavori, durante un'audizione che si è svolta stamattina in commissione consiliare Urbanistica e Lavori pubblici, proprio nel momento in cui il sindaco Orlando, l'assessore al ramo Piampiano e i vertici dell'Asp hanno scoperto la targa con su scritto il nome di Insalaco, ucciso il 12 gennaio del 1988 in un agguato mafioso. La cerimonia - celebrata in una struttura non (ancora) a norma - è stata "accompagnata" dalle dichiarazioni del sindaco Orlando sull'impegno in favore degli animali di Insalaco che, ancor prima dell'entrata in vigore della legge sul randagismo (approvata nel '91), vietò con un'ordinanza la soppressione o l'invio dei cani randagi agli stabulari della vivisezione. 

"Una persona - ha detto Orlando - che amava gli animali e che, divenuto sindaco, ha fatto conseguentemente e coerentemente un'ordinanza profetica rispetto all'attenzione per gli animali. Credo che sia uno straordinario inno alla vita che ci lascia una persona che invece è stata vittima di una cultura di morte". Parole che potrebbero restare un puro esercizio di memoria in quanto a Palermo per il momento non c'è un presidio veterinario pubblico.

Tant'è che i rumors raccontano di un sindaco abbastanza contrariato e di un assessore parecchio preoccupato, dopo aver scoperto che la struttura di via Tiro a Segno fosse priva del collaudo. Sorpresi anche i tecnici per un'inaugurazione-intitolazione troppo affrettata rispetto ai tempi. I lavori, finanziati dal Comune con 2,5 milioni di euro, sono stati conclusi lo scorso settembre del 2020. L'ultimo step prevede il collaudo tecnico-amministrativo: ossia la verifica che l'intervento sia stato eseguito a regola d'arte e la chiusura della contabilità, per i quali la legge stabilisce un tempo compreso fra i 6 mesi e i 2 anni.

"La fretta quindi non solo è stata cattiva consigliera, ma ha privato la città di un servizio fondamentale con conseguenze gravissime che si abbatteranno presto su Palermo. Le sterilizzazioni sono un obbligo di legge. Cosa farà adesso l'amministrazione?". A domandarlo è Giulia Argiroffi, consigliere comunale di Oso e componente della commissione Urbanistica, secondo cui "anche per questo il sindaco Orlando dovrebbe dimettersi. Non si può lasciare scoperto un servizio così importante, soprattutto perché Palermo non ha un canile ed è costretta a portare i cani fuori città. Si tratta - conclude Argiroffi - dell'ennesimo fallimento dell'amministrazione Orlando, causato da solito desiderio di vuota propaganda". 

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