Cronaca Bivio Madonnuzza

"La notte della vergogna": sei cani avvelenati a Petralia, animalisti contro il sindaco

A segnalarlo i volontari della Delfini onlus che puntano il dito contro l'Amministrazione: "Conoscevano la situazione da luglio ma ci hanno ignorato". Il primo cittadino Pietro Macaluso ha sporto denuncia ai carabinieri

Uno dei sei cani trovati morti al bivio Madonnuzza

Strage di cani a Petralia Soprana. Sono sei gli animali trovati morti due notti fa dai volontari dell’associazione Delfini onlus, distaccamento di Castelbuono, sull’asfalto e in un terreno nella zona del bivio Madonnuzza. Per farli fuori qualcuno ha sparso per strada alcuni bocconi imbottiti di veleno che in pochi minuti hanno ucciso i cani tra atroci sofferenze.

La presenza di quel branco era nota all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pietro Macaluso che, appresa la notizia, si è rivolto ai carabinieri per scoprire l’identità del responsabile. Una denuncia è stata sporta contro ignoti per individuare chi materialmente ha piazzato la carne avvelenata, l'altra contro due persone - spiega il portavoce del primo cittadino - che di giorno si occupavano dei cani e la notte li lasciavano liberi.

Prima che il Sindaco si rivolgesse alle forze dell’ordine erano stati proprio i volontari della Delfini onlus a segnalare la strage di Petralia puntando il dito contro l’Amministrazione. "E' stata la notte della vergogna. Anche a questi cani, come in passato, è stato servito l’ultimo pasto. Per la gioia di chi ora non dovrà più occuparsene. Da maggio in poi abbiamo più volte segnalato la situazione al Sindaco e all’Asp".

Tra lettere protocollate e telefonate, i volontari hanno chiesto all’Amministrazione di occuparsi del problema "onde evitare lo scongiurarsi di qualche spiacevole evento. Ma i nostri appelli non sono stati considerati. Ad oggi - scrivevano già a luglio scorso - nulla è stato fatto. State omettendo una vostra responsabilità". A seguire l’associazione ha citato - come in altre occasioni - leggi, decreti e regolamenti su ciò che avrebbe dovuto fare il sindaco: "Provvedere alla vigilanza dei randagi, attivare di concerto con l’Asp ambulatori veterinari per realizzare una anagrafe e procedere con le sterilizzazioni, dotare la polizia municipale di lettori microchip, affidare cani vaganti a rifugi pubblici o convenzionati estipulare convenzioni per tutela e mantenimento cani catturati".

Sostanzialmente diversa la versione dei fatti riferita dal portavoce di Macaluso: "Mesi fa il sindaco, di concerto con l'Asp, ha inviato la polizia municipale sul posto. Gli agenti avevano individuato due persone, ora denunciate, che accudivano questi cani ma che poi li mettevano in libertà di sera. Erano stati 'invitati' a mettere sotto la pelle degli animali i chip, ma non sappiamo se abbiano ottemperato o meno". Sul resto delle "accuse" mosse dai volontari il portavoce prosegue: "E' stato fatto tutto quello che si doveva fare. Qui in paese non abbiamo un rifugio sanitario e ci affidiamo, come fanno i comuni vicini, a una struttura che si trova a Petralia Sottana. E c'è anche l'anagrafe canina". Non è dato sapere, invece, se gli agenti di polizia municipale sino dotati o meno dei dispositivi necessari per la lettura dei microchip.

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