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Tao, il cane gettato vivo imbustato in un cassonetto

Tao, il cane gettato vivo imbustato in un cassonetto

Il cane gettato vivo nel cassonetto, “Tao sta meglio, è fuori pericolo”

L'animale, trovato da un passante attirato dai guaiti, adesso ha ripreso a mangiare. Ma il vice presidente della Lida lancia l'allarme: "Abbandoni troppo elevati. Servono più controlli sui microchip"

Tao è fuori pericolo. Il cane imbustato in un sacco nero e gettato dentro un cassonetto sta meglio e ha ripreso a mangiare. Tao, la cui storia ha commosso il mondo di internet, è ancora in cura presso i volontari della Lida Sicilia. “E’ in lenta ripresa, sta rispondendo bene alle cure e ha ripreso a mangiare”, dice all'Adnkronos Salvatore Colonna, vice presidente della Lida Sicilia. Tao sarebbe sicuramente morto, dentro quel sacco e sotto il sole cocente di mezzogiorno, se un ragazzo del quartiere non avesse sentito il suo debole guaito e non avesse allertato i vigili urbani. “Era ridotto a uno scheletro – racconta ancora Colonna - stremato, ferito, ricoperto da pulci e piaghe. E’ stato immediatamente sottoposto alla profilassi del caso e adesso è fuori pericolo”.

Ma quella di Tao è solo una delle migliaia di “storie penose” a cui i volontari della Lega italiana diritti animali fanno fronte ogni anno. “La cultura animalista in Sicilia - denuncia Colonna - è ancora in evoluzione i dati sull'abbandono degli animali sono ancora troppo elevati. Manca un capillare controllo sul fronte dell'iscrizione all'anagrafe canina, unico forte deterrente contro il randagismo. Un cane microchippato è un animale di cui è più difficile ‘disfarsi’ ed è l'unica strada per prevenire questa barbarie”.

Secondo il vice presidente della Lida Sicilia “si investono troppe risorse per il ricovero dei cani in strutture, in cui sono stipati anche mille animali e che spesso sono off limits per i volontari. Il costo che viene rimborsato ai canili per ogni esemplare è di 3-4 euro al giorno, moltiplicato ovviamente per le migliaia di animali ricoverati. Questo è il vero business del randagismo”. In Sicilia sono circa 330mila i cani microchippati, di cui oltre 8mila, secondo i dati pubblicati sul sito del ministero della Salute, sono quelli randagi catturati ed entrati in canili dell'Isola. “Ma ovviamente le dimensioni del fenomeno del randagismo - spiega Daniela Nifosì, responsabile dell'Anagrafe canina della Sicilia - sono molto più ampie. Stime fatte circa cinque anni fa, parlano di 60mila randagi presenti in tutta la Regione. Certamente, oggi sono aumentate le forme di tutela nei confronti degli animali e c'è una maggiore responsabilizzazione da parte dei cittadini, ma la strada è ancora lunga”.
 

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