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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

"Calunnia e stalking contro l'amante": condannato l'ex presidente dell'Irfis, Rosario Basile

Avrebbe accusato falsamente la donna, che era rimasta incinta, di volergli spillare dei soldi. In realtà, per i pm, sarebbe stato lui, con altri due imputati, a perseguitarla per costringerla ad abortire. La paternità del bimbo fu poi dimostrata dal test del dna e sancita dal tribunale civile. Scagionate altre 3 persone, tra cui un maresciallo dei carabinieri

Una relazione extraconiugale con un'ex dipendente, una gravidanza e un figlio da riconoscere, tra minacce e ricatti. Era una vicenda strettamente privata, ma, ad aprile del 2016, fece finire agli arresti domiciliari l'avvocato Rosario Basile, allora presidente dell'Irfis e patron della Ksm, con le accuse, tra l'altro, di calunnia, tentata violenza privata e stalking proprio ai danni della donna. Adesso la terza sezione del tribunale ha deciso di condannarlo a 3 anni e mezzo di reclusione.

Il collegio, presieduto da Fabrizio La Cascia, ha anche condannato l'ex dirigente della Ksm, Francesco Paolo Di Paola, infliggendogli 3 anni, e Veronica Lavore, accusata solo di calunnia, che ha avuto una pena di 2 anni. Contestualmente i giudici hanno però assolto il maresciallo dei carabinieri Salvatore Cassarà (difeso dall'avvocato Gianfranco Viola), che secondo la Procura avrebbe invece fornito informazioni riservate sulla donna a Basile, accedendo anche abusivamente alle banche dati delle forze dell'ordine, e ha scagionato pure Marcella Tabascio, ex segretaria di presidenza della Ksm (difesa dall'avvocato Francesca Russo) e l'imprenditore Antonino Castagna (difeso dall'avvocato Jimmy D'Azzò). La presunta vittima non si è costituita parte civile.

A far scattare l'inchiesta era stato in realtà proprio Basile che, in prima battuta, aveva accusato l'ex dipendente con cui avrebbe avuto una relazione di tentata estorsione. L'imputato avrebbe infatti ricevuto una serie di messaggi in cui - in sintesi - gli veniva chiesto di tirare fuori dei soldi anche se il bambino che la donna aspettava non fosse stato suo. Un ricatto insomma, che Basile aveva attribuito all'ex amante. Tuttavia venne fuori che i messaggi non sarebbero partiti dal cellulare della donna, per questo l'indagine a suo carico fu archiviata e partì invece quella per calunnia per l'imputato.

Dagli accertamenti della Procura, saltò fuori che sarebbe stato infatti Basile, assieme agli altri imputati (alcuni dei quali sono stati però adesso scagionati), a perseguitare l'ex dipendente, per cercare di costringerla tra l'altro ad abortire, ma anche nel tentativo di recuperare il dna del bambino che provava al 99 per cento che fosse lui il padre.

Già durante l'interrogatorio di garanzia, l'ex patron della Ksm disse che avrebbe voluto riconscere quel bimbo proprio alla luce dell'esito del test genetico. La paternità fu poi sancita, nel 2017, dal tribunale civile, che condannò anche Basile a pagare 28 mila euro alla donna, a fronte dei 200 mila che chiedeva. Adesso la condanna penale.
 

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