Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Libertà / Via Maggiore Pietro Toselli

Almaviva, la società annuncia 2.500 esuberi: i lavoratori scendono in piazza

Il gruppo in Sicilia conta due sedi, con un organico complessivo di circa 7 mila addetti. Rifondazione Comunista ha indetto un presidio insieme ai collaboratori sotto la sede dell'Ispettorato del lavoro

Protesta dei lavoratori Almaviva - Foto archivio

Migliaia di posti di lavoro a rischio e un futuro con poche certezze e troppe incognite. Rischia di trasformarsi in una "nuova" Termini Imerese, la vertenza dei lavoratori del gruppo Almaviva contact. La società, che in Sicilia conta due sedi (una a Palermo, l'altra a Catania) e un organico complessivo di circa 7 mila addetti, tra lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato (circa 5mila) e collaboratori, ha annunciato 2.500 esuberi. I sindacati chiedono l'intervento delle istituzioni per scongiurare i licenziamenti.

A sostegno dei lavoratori, Rifondazione Comunista ha indetto per stamani un presidio insieme ai lavoratori a progetto sotto la sede dell'Ispettorato del lavoro in via Toselli 30. "Vogliamo - dichiara Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Palermo - denunciare a chi ha tra i suoi compiti principali la vigilanza sulla normativa in materia di lavoro e sulla corretta applicazione dei contratti collettivi che a Palermo esiste un'azienda con migliaia di dipendenti che ha deciso in maniera unilaterale di modificare l'accordo del 2013 applicando la vergogna del cosiddetto Talking Time. L'ispettorato del lavoro non può far finta di non vedere quello che accade da quasi due mesi in Almaviva, non può far finta di non sapere che l'intenzione della azienda è quella di estendere il talking time anche nelle altre sedi che l'azienda ha in Italia. Se in questo Paese esiste ancora una normativa del lavoro, uno Statuto dei lavoratori, l'ispettorato del lavoro deve intervenire immediatamente e bloccare questa deriva prodotta dal liberismo che in primo luogo offende e umilia la dignità dei lavoratori. Noi siamo perfettamente coscienti - conclude Fumetta – che soprattutto i lavoratori a progetto vivono sotto il ricatto e la paura di perdere anche quel misero stipendio che spesso sorregge intere famiglie e per questo vogliamo provare a fare da megafono a questa sofferenza tuttavia sarà solo se i lavoratori riescono a spezzare le catene dell'isolamento che il liberismo impone a ciascuno di noi che si potranno ottenere dei reali cambiamenti". 

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