Buoni fruttiferi postali, dimezzati i rendimenti: scatta il rimborso

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Poste Italiane deve pagare il rendimento indicato sul retro del buono fruttifero. A stabilirlo è l'ordinanza del Tribunale di Termini Imerese sezione civile del 9/11/2016. È il successo raggiunto dallo studio legale palermitano Varisco-Fiore. L'annosa vicenda riguarda i buoni fruttiferi trentennali emessi nell'arco degli anni 86/87. Chi in questo periodo ha acquistato in un qualsiasi ufficio di Poste Italiane uno o più buoni postali fruttiferi, deve stare attento ai tassi di interesse apposti dietro al buono. Il motivo? A giugno del 1986 veniva emanato un decreto ministeriale sul riconoscimento dei tassi di interesse applicabili ai buoni postali fruttiferi di nuova emissione, nonché a quelli precedenti, dunque avente effetto retroattivo. Il decreto ministeriale veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 giugno del 1986.

Nonostante ciò Poste Italiane, attraverso i propri uffici periferici, per circa un anno e più dall'emanazione del decreto ministeriale, cui si sarebbe dovuta adeguare, ha continuato ad emettere buoni postali fruttiferi utilizzando il vecchio modello dove i tassi di interesse prestampati sul retro non furono modificati e quindi, non corrispondevano a quelli prescritti dal decreto ministeriale. E così i soggetti che hanno acquistato i buoni dopo il 28 giugno 1986, all'atto della riscossione, mediante verifica sul sito web cassa depositi e prestiti, hanno avuto e stanno avendo un'amara sorpresa. Infatti Poste Italiane non riconoscerà loro i tassi indicati sul retro dei buoni stessi, bensì quelli previsti dal decreto ministeriale del 1986 (inferiori del 50% circa).

A fugare ogni dubbio, nel 2007 è intervenuta la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, dando ragione agli investitori e condannando quindi, Poste Italiane a emettere l'importo risultante dai tassi indicati sul retro dei buoni e non già quelli disposti dal decreto ministeriale del 1986. Ma la questione diventa attuale poiché è nel 2017 che scadono i 30 anni dei buoni fruttiferi postale. L'avvocato Giuseppe Varisco solleva un'altra problematica: "La cosa scandalosa è che Poste Italiane, che nel 1986 rappresentava lo Stato e non era una spa, ha pattuito degli accordi ben definiti con chi ha acquistato il buono fruttifero e subito dopo, sempre lo Stato, con l'emanazione del decreto ministeriale ha ridotto l'ammontare degli interessi di circa il 50%. Beffa raddoppiata per chi il 27 giugno del 1986 in un'agenzia di Poste Italiane, ha acquistato il buono, pattuendo i tassi di interesse della vecchia tabella prestampata sul retro del buono, e il giorno successivo con il decreto ministeriale, si è visto dimezzare di circa il 50% l'importo che ne avrebbe ricavato".

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