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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Montepellegrino / Via Brigata Aosta

Via Brigata Aosta, il degrado è di casa 70 famiglie con l’incubo sgombero

350 persone vivono tra perdite d'acqua, pavimenti sollevati e finestre rotte. "Sempre meglio che vivere in strada", dicono i residenti. Che adesso rischiano di perdere anche questo tetto

Settantasei famiglie rischiano di rimanere per strada. Circa 350 tra cui bambini, donne e anziani potrebbero restare senza un tetto. In questi giorni infatti le forze dell'ordine stanno cominciando a notificare l'ordinanza esecutiva di sfratto agli inquilini dell'edificio di via Brigata Aosta 56. Nel 1999 l’allora sindaco Leoluca Orlando dopo un’istanza di requisizione assegnò l’immobile in via provvisoria a 76 famiglie. Negli anni, date le precarie condizioni dello stabile, alcune se ne andarono. Dando di fatto via libera alle occupazioni abusive degli appartamenti rimasti vuoti. Adesso una sentenza del 2010 ha stabilito che la ditta proprietaria dell'immobile, “Villa Heloise” dei costruttori Rappa, ha il diritto rientrare in possesso dello stabile.

Attualmente il condominio versa in uno stato di totale abbandono: androne distrutto, ascensore fuori uso da circa 7 anni, perdite nelle case, pavimenti sollevati e finestre rotte. Ma tant’è che per chi ci abita è comunque l’unica opportunità di non dormire all’aperto. Ma adesso rischiano di vedersi togliere quell'unico tetto da sopra la testa. "La situazione è stata sempre più disastrata, basta guardare in che condizioni viviamo - dice Fabio Biancucci, figlio di Angela Di Giuseppe, assegnataria della casa – e stamattina abbiamo avuto la visita dei vigili urbani per lo sgombero. Entro il 5 agosto dobbiamo lasciare lo stabile". Poi indica l'ascensore. "E’ fuori uso da più di 5 anni. Una volta uno dei vecchi condomini ha raccolto i soldi da tutti per sistemarlo ed è scappato con i contanti".

Degrado negli appartamenti di via Brigata Aosta


 

l giro nello stabile continua. Al primo piano un'anziana signora, Elena Maiolo, prepara il pranzo. Nel salotto il nipote più piccolo. "Per ora ci bado io a lui. Mia nuora è a protestare, credo a piazza Pretoria, per avere risposte sulla nostra situazione. Noi viviamo qua da quasi 11 anni. Venivo da fuori, sono stata informata del fatto che c'era una casa vuota qui e mi ci sono infilata. Poi sono venuti i vigili e ho firmato varie carte. Ieri sono venuti di nuovo e ci hanno detto che dobbiamo andare via. Ma dove? Più di andare a vivere in macchina o nelle tendopoli non possiamo fare". La donna ci mostra la casa. "Guardi come sono combinate le pareti. Tutte piene di muffa e abbiamo perdite ovunque. Mi è scoppiato pure in contatore per le perdite d'acqua. Mi sono pure scoppiati i vetri del salotto, perché qualcuno ha dato fuoco all'immondizia”.

Nel frattempo entra a salutare un altro inquilino. V.M racconta la sua situazione e di come sia difficile fare crescere dei bambini in questi alloggi malsani. "Ho avuto il problema con il piccolino – racconta - che per la troppa umidità e muffa ha preso una malattia alla pelle e l'ho dovuto curare d'urgenza. Ho dovuto fargli fare l'intervento a pagamento perché era immediato. Qua abbiamo troppo spesso visite indesiderate di topi e scarafaggi. Questa non è una casa dove si può stare. E ci vogliono pure buttare fuori". E in condizioni peggiori ci sono pure gli abitanti dei container di via Messina Montagne. E per stabilire la priorità per l'assegnazione degli alloggi popolari ci sono delle classifiche, la cui posizione viene determinata da punteggi che rappresentano il "grado di emergenza". "Agli assegnatari storici hanno dato 8 punti – spiega Ignazio Riina - e 2 agli abusivi. A quelli dei container ne hanno dati 15. Perché a noi 8 e a loro 15? Così la fanno diventare una guerra fra poveri”.

"Abbiamo parlato con alcuni rappresentanti di questa realtà – afferma l’assessore agli Interventi abitativi Aristide Tamajo – e il 29 luglio presenteranno tutti le domande. Abbiamo organizzato un tavolo l’1 agosto per discutere le possibili soluzioni. L'assessore (al Patrimonio ndr) Randi sta lavorando alacremente per trovare edifici e soluzioni. Ci stiamo muovendo in maniera concreta e rapida". Sulla tempistica si esprime anche Fabrizio Ferrandelli (IdV): "Conoscendo i tempi del Comune – dice ironico - prevedo che passerà l'estate. In questo frangente l'amministrazione deve aggiornare le liste e vedere come organizzare i beni confiscati. Si potrebbero utilizzare temporaneamente le caserme, che ormai sono vuote da quando è stata tolta la leva obbligatoria. Questa gente ha diritto di essere assistita".

 

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