Il boss Graviano ha diritto alla privacy: "Non può essere ripreso mentre va in bagno"

Il magistrato di Sorveglianza di Spoleto ha accolto il reclamo del mafioso di Brancaccio, recluso al 41 bis a Terni, e ha ordinato entro 60 giorni "la sistemazione di una porta o la costruzione di un muro davanti al water" del cortile passeggi per evitare l'intrusione delle telecamere

Il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano

Il boss Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis nel carcere di Terni, ha diritto - come tutti gli altri - alla sua privacy, anche quando passeggia in cortile. Lo ha deciso il magistrato di Sorveglianza di Spoleto che ha ordinato alla casa circondariale di "approntare una separazione (muro o porta) adeguata a consentire all'interessato la fruizione riservata del servizio igienico presente nel locale destinato ai passeggi della così detta area riservata della sezione 41 bis", entro 60 giorni.

E' stato accolto, almeno su questo punto, infatti il reclamo presentato dal capomafia stragista di Brancaccio, difeso dagli avvocati Enrico Tignini e Giuseppe Aloisio. Perché - come scrive il magistrato Fabio Cianfilippi nella sua ordinanza - coinvolge il proprio diritto alla privacy, come tale direttamente pertinente alla dignità della persona". E spiega: "Occorre ricordare che nei confronti dello stesso Graviano, il magistrato di Sorveglianza ha già disposto con propri precedenti provvedimenti l'oscuramento delle telecamere presenti nella stanza detentiva, compresa quella che si trovava nel locale bagno".

Per quanto riguarda il cortile, ovvero "l'area nella quale si espletano le due ore di permanenza all'aperto garantite dal regime differenziato del 41 bis, sembra che le esigenze di sicurezza connesse al controllo dei detenuti in un'area esterna alla camera detentiva possano, in particolare nei confronti di detenuti di elevata pericolosità sociale deducibile dall'imposizione del 41 bis, giustificare l'apposizione di telecamere, la cui invasività non impinge tuttavia l'intera quotidianità detentiva, come accadeva per le telecamere posizionate nella stanza del reclamante. Ciò non toglie però - si legge ancora nell'ordinanza - che occorra garantire la privatezza della fruizione del water presente nel cortile passeggio, sia per la presenza delle predette telecamere che del compagno di socialità".

Per il magistrato di Sorveglianza, la dignità della persona prevale sulle esigenze di sicurezza: "Tale soluzione - scrive infatti - appare necessitata dal rispetto della dignità della persona, diritto fondamentale che non sembra poter essere bilanciato con esigenze di sicurezza di sorta. Infatti - conclude - l'apposizione di una porta di separazione o comunque di un muretto che impedisca alla persona di essere vista mentre fruisce del predetto servizio igienico replicherebbe nella zona dei passeggi la stessa condizione del bagno della camera detentiva, senza al contempo abbassare i livelli di sicurezza sull'area passeggio". Da qui l'accoglimento del reclamo del boss.

Con la stessa ordinanza sono state invece rigettate altre istanze di Graviano, come per esempio quella di poter includere più lettere, indirizzate a persone diverse, all'interno di una sola busta. Un divieto che, ad avviso del magistrato, "non è foriero di compressioni dei diritti dell'interessato, concernendo mere modalità con le quali allo stesso è consentito di corrispondere con l'esterno".

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