Bonificata la Star Breeze, resta la paura degli operai: "Quei panini mangiati sull'amianto"

Dopo più di un mese ripulita la nave da crociera ferma alla Fincantieri: non ci sarebbe più traccia di materiale nocivo. I lavoratori impauriti denunciano: "Per due settimane abbiamo spostato sacchi pieni di materiale pericoloso senza sapere cosa ci fosse dentro"

Il cassone utilizzato per accumulare il materiale poi risultato contenente amianto

Ci sono voluti più di 40 giorni e decine di operai per rimuovere i resti d'amianto presenti sulla nave Star Breeze. Eppure, tra gli operai serpeggia il timore di aver lavorato per lungo tempo a contatto con la fibra killer. 

Per Fincantieri però adesso non ci sarebbero problemi: l'azienda ha comunicato l'avvenuta bonifica dell'imbarcazione dell’armatore Windstar cruises, accolta lo scorso ottobre nello stabilimento di Palermo. La Star Breeze è la prima delle tre navi di una commessa da oltre 200 milioni di euro, che prevede l’allungamento dello scafo con l’inserimento di una nuova sezione da 26 metri. "La rimozione del materiale contenente amianto è stata affidata alla ditta specializzata Sait - spiega Fincantieri in una nota - ed è avvenuta sotto la costante supervisione dell’organo di vigilanza preposto, l’Asp, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia. I lavori si sono conclusi a fine dicembre".

Gli operai però si chiedono: "Com’è stato possibile farci lavorare due settimane senza dire nulla? Abbiamo sgretolato questo materiale con le mani, lo abbiamo respirato, abbiamo mangiato sopra i sacchi pieni di amianto senza sapere cosa fosse". Domande ad oggi ancora senza risposta.

La nave da crociera è arrivata il 7 ottobre al bacino da 400 mila tonnellate. I lavori affidati alle circa 400 tute blu della Fincantieri ed a quelli dell’indotto (più del doppio di quelli diretti) sono iniziati subito. Addirittura, secondo quanto raccontato da alcuni lavoratori, la sera stessa. Dieci giorni dopo la presentazione in pompa magna, durante un soleggiato giovedì in cui non potevano mancare i vertici della Fincantieri e quelli della compagnia di navigazione americana. Il presidente John Delaney ha deciso di mettere nelle mani di Fincantieri anche la Star Legend e la Star Pride, dopo il rifiuto per questioni logistiche dei cantieri di Amburgo e Genova. Quest'ultimi avrebbero anche considerato insufficienti gli 8-10 mesi che il committente ha stabilito per le lavorazioni. Quindi la virata su Palermo, che ha accettato la commessa con l’impegno di raggiungere il traguardo in 4 mesi.

Una volta spenti riflettori e telecamere si è tornati a lavorare. Tagli, saldature, rimozione di materiale utilizzato per la coibentazione. Una decina di giorni dopo fra gli operai s'insinuano i primi dubbi, che in poche ore si trasformano in sospetti: a bordo della Star Breeze potrebbe esserci amianto. Prima viene interdetta la poppa, poi tre ponti e la sala macchine a prua, ma il tempo corre e non è possibile fermarsi. Le tute blu raccontano di aver proseguito i lavori spostandosi da una parte all’altra della "pancia" della nave, con il terrore di respirare le fibre cancerogene. “Le attività produttive - chiariscono ancora dalla Fincantieri - erano state interrotte il 25 ottobre scorso, immediatamente dopo il rinvenimento dell’amianto limitato ad alcune zone dell’apparato motore e del fumaiolo, con contestuale interdizione all’ingresso nelle aree sottoposte a costante monitoraggio della ditta incaricata della bonifica”.

Una versione che si contrappone al racconto di alcuni operai: "Avevamo solo tutine e mascherine di carta, abbiamo spostato sacchi pieni di materiale pericoloso senza sapere cosa ci fosse dentro. Nelle pause pranzo abbiamo mangiato vicino a questi sacchi, sedendoci sopra mentre addentavamo i nostri panini. Prima che finisse in quella che chiamiamo la ‘vecchia cattedrale’, il materiale veniva messo in un cassone aperto. Giorni dopo, pur non avendo ricevuto alcuna comunicazione, è stato messo un telo per coprire e un adesivo (foto allegata) dove c’era scritto ‘Pannelli coibentati pericolosi’. Una volta esploso il caso ci è stato detto che non c’erano problemi di dispersione, ma durante le prime due settimane? La ditta che ha lavorato in sala macchine utilizzava degli aspiratori che soffiavano verso l’esterno. Avevamo paura ma non potevamo fare altro, dobbiamo portare il pane a casa".

La preoccupazione dei lavoratori riguarda le due settimane successive al giorno in cui la Star Breeze, nave costruita nei cantieri tedeschi di Bremerhaven nel 1989, è stata portata in secca. Fra la documentazione arrivata insieme alla nave c’era un documento in cui l’armatore certificava l’assenza di materiale cancerogeno a bordo, il cosiddetto “asbestos free”. Il sospetto però è che qualche traccia d'amianto ci fosse realmente. “Il sospetto che la nave contenesse amianto - spiegano fonti interne ai cantieri navali - doveva nascere guardando semplicemente l’anno di costruzione. All’epoca le fibre di amianto venivano utilizzate per la coibentazione (ovvero per isolare due sistemi aventi differenti condizioni ambientali, ndr)”. Se da una parte Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto, solo dopo l’esplosione della “bomba ecologica”, la mappatura delle tute blu che sarebbero entrate in contatto con il materiale nocivo per una eventuale profilassi, un’altra sigla sindacale sostiene che sarebbe servita maggiore chiarezza.

Nave allungata: le immagini dello spettacolare intervento | Video

“Non possiamo non notare - scrive la Failms in una nota - come l’intera vicenda avrebbe meritato una gestione improntata ad una maggiore trasparenza, considerato che ad essere stata messa in pericolo è la salute stessa dei lavoratori che hanno avuto accesso per ben quindici giorni ai locali della nave. Ci si chiede come mai non si ha notizia circa le operazioni preventive che l’azienda deve porre in atto al momento dell’attracco di una nave. Al contempo ci si chiede se sia stato effettuato tale controllo preventivamente, considerato che rientra tra i compiti del rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (Rls), e se siano state consultate e richieste tutte le informazioni e la documentazione che l’aziende deve mettere a disposizione onde valutare preventivamente i rischi lavorativi e quindi la salute di ogni singolo lavoratore”.

star breeze nota sindacati-2

Ad avere perplessità su questo modus operandi è Carmelo Formica, commissario straordinario della Failms (che non ha Rls né Rsu all’interno di Fincantieri ma conta una quarantina di tesserati): “Al di là del certificato ‘asbestos free’ bastava solo verificare l'anno di costruzione della nave, il 1989, per desumere con un alto grado di probabilità la presenza di amianto al suo interno. Di fatto, l'amianto è stato messo al bando in Italia solo nel 1992, con la legge 257 del 12 marzo 1992 con la quale, secondo un programma di dismissione di durata biennale in base al quale alla data del 28 aprile 1994, era vietata l'estrazione, l'importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di tutti i prodotti contenenti amianto. Chi doveva vigilare? Ci sono i rappresentanti sindacali con delega alla sicurezza, avrebbero dovuto fare delle ispezioni prima che i lavoratori entrassero. Questo avrebbe consentito di intervenire prima della scoperta del problema. Non era il caso di fare analisi su altri reparti della nave? E’ stata fatta una campionatura completa? Non abbiamo avuto modo di visionare alcuna documentazione”.

Poi commenta: “L’amianto è una brutta bestia, silente. Perché esporre i lavoratori al rischio? Si discute molto di prevenzione per le cosiddette ‘morti bianche’ - aggiunge Formica - e quindi ci chiediamo quali misure siano state adottate durante quelle due settimane per i lavoratori sotto il profilo della prevenzione e delle protezioni individuali previste per legge. La normativa italiana risalente nel tempo e tutt'ora vigente, come i decreti del presidente della Repubblica 547/55, 303/56 1124/1965. Ricordiamo che i morti per amianto nel 2017 sono stati 6 mila in tutta Italia. Riteniamo che la salute di tutti gli operai e le maestranze presenti alla Fincantieri non possa essere associata a sigle o colori politici ed è dovere di tutti, sigle sindacali e azienda, adoperarsi per l'integrità psicofisica di tutti, cooperando nella massima trasparenza”.

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"A inizio gennaio, dopo la notifica di fine lavori inoltrata all'Asp da parte della ditta Sait, è stato dato il permesso di riavviare le attività nelle zone interessate e i lavori - si legge nell'ultima replica concessa dalla Fincantieri - sono regolarmente ripresi anche in queste zone. Di tutto ciò sono stati costantemente tenuti informati le organizzazioni sindacali e i rappresentati della sicurezza. Chiusa la partita Star Breeze, la Fincantieri si prepara ad affrontare la seconda sfida: entro fine gennaio infatti arriverà nel bacino '400 mila' un'altra nave da crociera della Windstar cruises".

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