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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Il bimbo morto a Sharm: nessuna certezza sulla causa, ma l'Egitto consegna i dati clinici

Le informazioni in arabo sono state fornite alla famiglia del piccolo Andrea Mirabile, deceduto il 2 luglio, che le ha consegnate alla Procura. La traduzione, affidata ad un esperto, sarà consegnata entro 2 mesi. Senza questi elementi non è possibile concludere l'autopsia. Senza fondamento al momento l'ipotesi dell'avvelenamento da contatto

Si accorciano i tempi per chiarire quale sia stata la causa che ha provocato il decesso del piccolo Andrea Mirabile, il bimbo di 6 anni deceduto durante una vacanza a Sharm el Sheikh il 2 luglio scorso: la famiglia, infatti, è riuscita ad ottenere dall'Egitto l'intero fascicolo sul caso, senza dunque che la Procura facesse - come era stato inizialmente stabilito - una rogatoria internazionale, dai tempi inevitabilmente più lunghi ed incerti.

Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Vittorio Coppola, che coordinano l'inchiesta, hanno ricevuto gli atti dalla famiglia, che è assistita dall'avvocato Gabriele Giambrone, ed hanno affidato ad un consulente tecnico la traduzione dall'arabo di circa 200 pagine. L'esperto avrà due mesi per consegnare il suo lavoro. 

Le informazioni rilevate in Egitto al momento della morte del bambino sono fondamentali per arrivare ad una conclusione secondo il medico legale al quale i magistrati hanno affidato l'autopsia, la cui consegna è infatti slittata proprio per la mancanza di questi dati.

Al momento - proprio perché manca di fatto l'esito dell'autopsia - è impossibile dire quale sia stata la causa della morte del bambino. Smentita sia dalla famiglia che dalla Procura l'ipotesi di un avvelenamento da contatto trapelata ieri: "Non può essere confermata questa ipotesi - fa sapere il legale della famiglia Mirabile - posto che la traduzione degli atti in lingua araba è ancora in corso. Riteniamo sia prematuro avventurarsi sulle ipotesi che hanno causato l'evento morte del piccolo Andrea".

Quel giorno a Sharm non si sentì male solo il bambino, ma anche suo padre e sua madre, peraltro incinta. Il piccolo non ebbe scampo, mentre il genitore trasportato a Palermo fu curato e riuscì a salvarsi. Sin dall'inizio l'ipotesi di un'intossicazione alimentare - che sembrava quella più concreta - si era scontrata col fatto che i genitori del bambino avevano dichiarato di non aver consumato nulla al di fuori del cibo e delle bevande fornite dalla struttura in cui alloggiavano durante la vacanza e che nessun altro nel resort avesse avuto malori o problemi.

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