Uccisi dalla scorta davanti al Meli: Palermo ricorda Giuditta e Biagio

Era il 25 novembre del 1985. I due liceali furono falciati dall'auto del giudice Borsellino: un dolore lungo 31 anni. Il ricordo di Orlando: "Vittime innocenti di un terribile clima di violenza"

Giuditta Milella, 17 anni, e Biagio Siciliano, di 14 anni

Poteva essere una strage. Fu una tragedia. Un lutto terribile, una cicatrice eterna. Due ragazzi morti, venti studenti feriti. Era il 25 novembre di 31 anni fa. Ore 13.40. Quel giorno, in via Libertà, un'auto della scorta del giudice Paolo Borsellino sbandò travolgendo un gruppo di giovani del liceo classico Meli, che erano in attesa alla fermata dell'autobus. Due ragazzi, Biagio Siciliano, di 14 anni, e Giuditta Milella, di 17, rimasero uccisi. Sul marciapiede, nei pressi di piazza Croci, c'erano una cinquantina di studenti. Erano tutti appena usciti da scuola.

Sotto la pensilina dell'Amat piombò un'Alfetta dei carabinieri. Un'auto non si era fermata all'alt del vigile urbano, quella dei carabinieri l'aveva presa in pieno ed era volata sulla gente. Biagio morì all'istante, Giuditta, figlia di un dirigente di polizia, si arrese dopo una settimana di agonia in ospedale. A Palermo scoppiarono le polemiche. Erano giorni blindati. E i due ragazzi furono vittime di una Palermo blindata. Come ha ricordato oggi Leoluca Orlando. "Quella fu una morte che sconvolse la nazione intera - commenta oggi il sindaco -. Giuditta e Biagio furono vittime innocenti di un terribile clima di violenza che, in quel periodo, vide tanti, troppi uomini delle Istituzioni cadere per mano mafiosa".

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I carabinieri stavano scortando i magistrati Paolo Borsellino e Leonardo Guarnotta. "Ricorderò,sempre, con sincera commozione e gratitudine - ha continuato Orlando - le famiglie di Giuditta e Biagio, gli studenti ed i docenti del Meli che, lungi dall'essere annichiliti da un evento così sconvolgente, riuscirono ad impartire una splendida lezione di umanità ed impegno civile alla città ed a tutta l'Italia". 
 

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