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Appello al Comune dalle associazioni antimafia: "Gestione trasparente dei beni confiscati"

Ecco alcune delle richieste emerse in una riunione promossa da Libera: massima condivisione dei dati, un aumento degli spazi di partecipazione e progettazione e un confronto serrato tra i soggetti assegnatari e gli uffici amministrativi

Massima trasparenza e condivisione dei dati sui beni confiscati, un aumento degli spazi di partecipazione e progettazione, con un confronto serrato tra i soggetti assegnatari e gli uffici amministrativi: sono alcune delle richieste emerse in una riunione promossa da Libera sull'utilizzo dei beni confiscati e alla quale il centro studi Pio La Torre ha aderito, insieme a un fitto cartello di associazioni e sindacati. Le istanze, rappresentate per esteso in una lettera – appello inviata al Comune di Palermo, nascono in seguito alla discussione ospitata in queste settimane in consiglio comunale per l'approvazione di un nuovo regolamento. 

Nella lettera si sottolinea l'importanza di un'amministrazione “protagonista di politiche di gestione dei beni confiscati che non deleghino in alcun modo alle sole realtà associative l'onere e la cura di un patrimonio tanto centrale per la storia e il futuro della nostra città. Gli enti gestori, infatti, si trovano spesso a dover affrontare una serie di ostacoli fisici e burocratici - prosegue il documento - che rallentano e complicano la piena restituzione del bene alla collettività: la durata delle concessioni, gli oneri straordinari (condominiali e non) di cui farsi carico o la gestione delle utenze sono solo alcuni degli aspetti organizzativi che sentiamo il bisogno di portare all'attenzione del Comune come ente titolare dei beni”.

Un riuso sociale dal valore simbolico e strategico per il rilancio della città, se si considera che il 10% dei beni confiscati destinati ai Comuni sul territorio nazionale sono destinati al solo Comune di Palermo. “Fin dall'approvazione della legge Rognoni La Torre sulla confisca dei beni e in seguito grazie all'approvazione della legge 109/96 sul riuso sociale – si legge ancora nell'appello - la città di Palermo si è distinta quale terreno fertile per esperienze virtuose e innovative di gestione dei beni, che hanno visto associazioni, enti del terzo settore, sindacati e gruppi di cittadini collaborare in vista della valorizzazione di un patrimonio che rappresenta oggi una sede di buone pratiche e un'occasione di riscatto”.

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