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Bellolampo, spiraglio della Regione per conferire 25 mila tonnellate di rifiuti in cima alla sesta vasca

E' quanto emerso al termine del vertice che si è svolto al dipartimento Acque e rifiuti. Si attende l'ok entro domani, ma si tratta pur sempre di un pannicello caldo che darebbe respiro alla discarica per un paio di mesi. Resta in piedi l'ipotesi di portare l'immondizia fuori dalla Sicilia: ma chi paga?

I "viaggi" dell'immondizia fuori dalla Sicilia restano l'unica soluzione per risolvere alla radice l'emergenza scoppiata dopo la saturazione di Bellolampo e le attuali difficoltà a conferire in altre discariche dell'Isola. Ma alla fine del vertice di ieri al dipartimento Acque e rifiuti si è aperto uno spiraglio che potrebbe consentire alla Rap di trasferire parte dei rifiuti presenti nel piazzale antistante al Tmb - 25 mila su 50 mila - nella sommità della sesta vasca. 

Domani potrebbe arrivare l'ok della Regione all'abbancamento provvisorio del cosiddetto sottovaglio (la frazione umida della spazzatura), così come prospettato nella lettera al governatore Musumeci e all'assessore Pierobon dal sindaco Leoluca Orlando. Che, incassata l'autorizzazione del dipartimento di viale Campania, potrebbe firmare la tanto attesa ordinanza per uscire fuori dall'impasse. Ipotesi che avrebbe indotto il Cda di Rap a congelare le dimissioni. 

Portare i rifiuti accatastati nei piazzali sarebbe il classico pannicello caldo, perché darebbe fiato a Bellolampo (che oggi scoppia letteralmente) solo per un paio di mesi. Mentre è molto più complesso e soprattutto lungo - non meno di sei mesi - l'iter per l'autorizzazione del progetto di Rap, in via di definizione, che consentirebbe di abbancare 140 mila tonnellate di rifiuti per coprire e "risagomare" la sesta vasca.

Tanto basta per capire che altra strada non c'è per uscire dall'emergenza se non quella di portare l'immondizia fuori dalla Sicilia. Il sindaco Orlando ha detto di sì. Ma il tema è un altro: chi paga? La Rap non ha i soldi; la Regione e il Comune nell'immediato nemmeno. E il conto della serva è di quelli che fanno paura: 400-500 euro a tonnellata, praticamente il doppio dei costi attuali. E allora, nel breve periodo, si potrà soltanto prolungare di qualche mese l'agonia. Col rischio che a cavallo tra il 2020 e il 2021 la città ripiombi in una nuova emergenza. L'ennesima.

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