"Spaccavano le vetrine dei negozi del centro per saccheggiarli", chieste 9 condanne

Tra febbraio e marzo dell'anno scorso la presunta banda avrebbe messo a segno 10 colpi in gioiellerie, negozi e centri scommesse usando mazze e spranghe. La maggior parte degli imputati era stata arrestata dalla squadra mobile con l'operazione "Gold Night": ad incastrarli telecamere di sorveglianza ed intercettazioni

La vetrina della gioielleria Cordaro che sarebbe stata presa di mira dalla banda

Avrebbero utilizzato sempre la stessa tecnica per saccheggiare negozi e gioiellerie del centro: prendere a mazzate le vetrine. Tra febbraio e marzo dell'anno scorso, la presunta banda sarebbe così riuscita a mettere a segno ben 10 colpi. Adesso il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed i sostituti Chiara Capoluongo ed Andrea Zoppi hanno chiesto la condanna per 9 imputati che vengono processati con il rito abbreviato.

Nello specifico, la richiesta è di 8 anni e 2 mesi di reclusione per Angelo D'Anna, ritenuto il capo del gruppo, di 6 anni e 10 mesi per Domenico Safina, di 6 anni per Girolamo Filippone, di 4 anni e 10 mesi per Calogero Alaimo, di 2 anni e 8 mesi ciascuno per Daniele Garofalo, Ignazio Lo Coco, Pietro Lopes e Giosuè Lo Piccolo, e infine, la pena più bassa - un anno - per Serafina Barbara Lo Coco, che è la moglie di D'Anna.

La maggior parte degli imputati venne arrestata il 4 settembre dell'anno scorso dalla squadra mobile, nell'ambito dell'operazione "Gold Night". Nelle more che il gip Marco Gaeta firmasse l'ordinanza di custodia cautelare, secondo la Procura, la banda avrebbe compiuto altri due colpi senza però riuscire a portare via nulla, ma distruggendo comunque le vetrine. Si tratta di quello perpetrato ad aprile dell'anno scorso ai danni di uno dei negozi della catena "Primadonna" e di quello ai danni della gioielleria Giglio di via Libertà, avvenuto il 25 giugno successivo.

Ad incastrare gli imputati sarebbero le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza delle stesse attività commerciali saccheggiate, ma anche delle intercettazioni. Secondo gli inquirenti, infatti, D'Anna avrebbe coordinato ogni furto dall'esterno, dando indicazioni agli altri. Avrebbe utilizzato delle semplici conferenze con il cellulare per dire come muoversi e cosa fare, oltre che segnalare la presenza di potenziali "disturbatori", come passanti o pattuglie delle forze dell'ordine.

In alcune chiamate era stato registrato anche il rumore di un flex utilizzato per scardinare la porta di un negozio. "Aspetta, sta girando una macchina - diceva D'Anna in occasione del colpo alla gioielleria La Perla - fermati, mi senti? Aspettiamo la macchina... Vai, taglia!". E poi: "Aspetta, sta passando uno col motore" e uno dei presunti ladri replicava: "L'ultimo taglio e ho finito... Si è aperta! C'è la saracinesca aperta". A quel punto arrivava un altro ordine: "Vattene per ora e poi ci vai a piedi... Aspetta, stanno passando, ci sono macchine ora, aspetta!".

Per quanto riguarda la moglie di D'Anna, l'accusa è di favoreggiamento, perché avrebbe aiutato l'imputato a nascondersi in un b&b per sfuggire ai controlli della polizia dopo uno dei furti. Inoltre, assieme al marito, avrebbe anche compiuto uno dei sopralluoghi in vista dell'assalto alla gioielleria Palumbo.

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