Arrestata la banda che faceva esplodere i bancomat al Nord: il capo era un palermitano

Si tratta di Stefano Di Maggio, 38 anni, pregiudicato. Suo suocero, Antonio Orlando, è morto "sul campo" nel 2011. Una decina gli assalti messi a segno dal gruppo in altrettanti sportelli bancari automatici, concentrati tra Milano e Torino

I carabinieri con il materiale sequestrato

Un boato tremendo, il palazzo che trema, i residenti terrorizzati. Poi le ruote di auto che sgommano e i soldi dello sportello bancomat in fumo. C'era un palermitano a capo dell'affiatata banda di 'bancomattari', smantellata dai carabinieri di Bologna. Si tratta di Stefano Di Maggio, 38 anni, pregiudicato per reati dello stesso tipo. In carcere sono finite otto persone tra i 28 e i 39 anni, alcuni dei quali vecchie conoscenze della 'mala' locale.

Il palermitano è finito in carcere alla Dozza. Stefano Di Maggio non è un uomo qualunque. Si tratta di un "erede" del pregiudicato Antonio Orlando, morto nel 2011 a Pero, investito dalla deflagrazione di una bombola di acetilene proprio mentre stava cercando di scassinare uno sportello automatico. Di Maggio è sposato con una delle figlie di Orlando. L'area di azione della banda comprendeva tutto il Nord Italia, con una decina di assalti riusciti in altrettanti sportelli bancari automatici, per lo più concentrati tra Milano e Torino. Le modalità erano quelle di sempre, con un pacchetto esplosivo piazzato nell'erogatore del bancomat e e fatto saltare, per poi entrare nella filiale e asportare i contanti.

Le indagini

Il palermitano però avrebbe commesso un passo falso. Il 27 maggio scorso, mezz’ora prima che venisse "ripulito" uno sportello Unicredit viene notato e ripreso con fare sospetto da un addetto alla sicurezza di una ditta nei paraggi: per gli investigatori faceva un giro di perlustrazione. Di Maggio per i carabinieri sarebbero al vertice dell’associazione a delinquere, talmente esperto da aver creato "una sorta di sottocultura caratterizzata da regole consuetudinarie", appresa dal suocero Antonio Orlando. Per la pm Plazzi "gli assalti ai bancomat sono da decenni l’unica fonte di guadagno degli Orlando e congiunti, che negli anni hanno saputo riciclare il denaro in immobili, autovetture di lusso, attività commerciali".

Passi falsi a parte, il gruppo era molto attento a non lasciare tracce e per non farsi individuare aveva adottato diverse contromisure, come ad esempio lo spostamento in treno e in taxi. Arrivati in zona, il gruppo metteva in azione il piano utilizzando auto 'sicure' con le targhe cambiate spesso e i mezzi parcheggiati in garage sigillati poi con colla a caldo, per accorgersi di eventuali intrusioni.

Il ruolo delle mogli

Gli inquirenti si sono trovati davanti anche la collusione delle famiglie dei malviventi: le mogli degli arrestati avevano il compito di tenere i cellulari dei mariti accesi e a casa per procurare eventuali alibi al gruppo. L'operazione è scattata in un momento di cambio di strategia della banda, che aveva intenzione di spostarsi nella riviera romagnola per assaltarne gli sportelli, in vista della stagione estiva.

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Gli investigatori però, a partire da alcuni errori commessi dal gruppo, sono riusciti a risalire alle identità di tutta la batteria e hanno iniziato a pedinarne i movimenti, anche con l'uso delle telecamere di sorveglianza. Nel corso delle operazioni veniva rinvenuto e sequestrato il seguente materiale: autovettura BMW serie 1 con targa tedesca, una autovettura Audi s6 con targa tedesca, telefoni cellulari, 9.860,00 in contanti, radio ricetrasmittenti, pistole e fucili soft air, coltelli, vari borsoni ed indumenti utilizzati durante gli assalti.

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