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Una delle manifestazioni dei lavoratori della "Latte Puccio"

Una delle manifestazioni dei lavoratori della "Latte Puccio"

Bancarotta Latte Puccio, 6 anni agli ex amministratori: pagheranno mezzo milione di danni

Condannati Giuseppe Valguarnera e Caterina Di Maggio che, secondo la Procura, avrebbero "svuotato" la storica ditta casearia di Capaci portandola al fallimento. Intanto però avrebbero trasferito 5 milioni di euro in Svizzera

Due condanne e un maxirisarcimento da mezzo milione per la bancarotta fraudolenta della "Latte Puccio" di Capaci, la storica azienda casearia che nei periodi più floridi ha dato lavoro ad oltre cento dipendenti e che all'improvviso si era ritrovata senza commesse e senza profitti, costretta ad avviare invece i liecenziamenti. Il gup Claudia Rosini ha inflitto sei anni di cacere ciascuno con il rito abbreviato alla coppia che amministrava la società, Giuseppe Valguarnera e Caterina Di Maggio.

Il giudice, che ha accolto le tesi del procuratore aggiunto Sergio Demontis e del sostituto Andrea Fusco, ha deciso di assolvere gli imputati dall'accusa di riciclaggio, ma ha disposto una provvisionale di 500 mila euro a favore della curatela fallimentare dell'azienda, assistita dall'avvocato Massimo Motisi. Il legale della coppia, Lillo Fiorello, attende invece di leggere le motivazioni della sentenza, ma preannuncia il ricorso in appello.

L'inchiesta era nata dagli accertamenti della guardia di finanza e la coppia, a febbraio dell'anno scorso, era finita agli arresti domiciliari. Erano stati anche sequestrati beni per un valore di 15 milioni. Secondo gli inquirenti, la "Latte Puccio" sarebbe stata "svuotata" e sarebbero state compiute "scelte gestionali in palese conflitto con gli interessi della società fallita, ma utili a realizzare gli scopi personali degli amministratori".

In particolare, in base alla ricostruzione della Procura, sarebbe stato "orchestrato e diretto un articolato sistema di società finalizzato ad aggirare le norme" e "i crediti vantati dall'industria casearia nei confronti di altri soggetti sono stati artificiosamente svalutati, quindi l'azienda, il cui valore è stato stimato in 9 milioni di euro, è stata fittiziamente affittata ad un'altra società, così da completarne lo svuotamento".

Mentre nella storica ditta produttrice di latticini le cose sembravano andare sempre peggio, gli imputati avrebbero però trasferito 5 milioni di euro in Svizzera. E la situazione dell'azienda aveva allarmato non poco i lavoratori, che già a novembre del 2018, quando erano state avviate le procedure di licenziamento collettivo, avevano promosso una serie di manifestazioni. Licenziamenti che erano arrivati dopo due anni in cui l'azienda si era avvalsa di contratti di solidarietà con la riduzione del 60 per cento delle ore lavorative. 

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