Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

"Fallimento pilotato": arrestati i fratelli Mazzara, sequestrato negozio in centro

Ai domiciliari Vincenzo e Vito, stesso provvedimento per il figlio di quest'ultimo, Marco: sono accusati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e reimpiego di capitali illeciti. Oltre due i milioni di debiti accumulati con l'erario. Le indagini condotte dalla guardia di finanza

Una delle famiglie più note nel settore dell'abbigliamento palermitano finisce nell'occhio del ciclone di un'inchiesta giudiziaria: ai domiciliari sono finiti i fratelli Mazzara: Vito e Vincenzo e il figlio di Vito, Marco. Per i tre imprenditori è scattato anche il divieto temporaneo di esercizio di attività d’impresa per la durata di dodici mesi e il sequestro preventivo delle quote societarie di due società e del negozio di abbigliamento in via Daita, in centro. E' questo il bilancio di un'operazione condotta dai finanzieri del comando provinciale che hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip del Tribunale. Vito Mazzara, 65 anni, Vincenzo Mazzara, 58 anni, Marco Mazzara, 28 anni sono accusati a vario titolo i reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e reimpiego di capitali illeciti.

Le indagini condotte dagli investigatori del Gruppo tutela mercato capitali del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Demontis, hanno svelato un complesso e articolato sistema illecito reiterato nel tempo, pensato e realizzato da un’unica regia riconducibile agli indagati, nell’ambito del quale le persone giuridiche coinvolte, alle quali hanno fatto capo nel tempo sette punti vendita ubicati in zona Resuttana–San Lorenzo e in zona Politeama erano una la continuazione aziendale dell’altra, con analogo oggetto sociale, soci e coincidenza di sedi operative ed asset aziendali.

In pratica, secondo quanto appurato dai finanzieri, gli indagati avrebbero svuotato ciclicamente le società mediante cessione e affitti di rami d’azienda. Una volta lasciate in grave stato di dissesto, le società fallivano ma l’attività di vendita al dettaglio di abbigliamento continuava attraverso la costituzione di un nuova società. Sono tre le società fallite nel breve arco temporale dal 2015 al 2018 che hanno accumulato un passivo fallimentare per circa 4,5 milioni di euro a danno dei fornitori e dell’Erario (nei cui confronti il debito è pari ad oltre 2 milioni di euro). Il metodo collaudato è stato infine replicato con due ulteriori società di recente costituzione, che hanno già accumulato altri cospicui debiti pari a oltre 400 mila euro, oggetto del provvedimento di sequestro di oggi insieme all’unico punto vendita ancora attivo nel centro di Palermo.

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