Cronaca

"Il mio ex marito è un violento e gli vogliono affidare nostro figlio": l'appello di una madre

La giovane mamma di un bimbo di 6 anni ha presentato ricorso contro la sentenza di primo grado del giudice. "Dicono che ostacolo il loro rapporto, che trasmetto al piccolo le mie ansie". Le assistenti sociali: "Nessun riscontro degli atteggiamenti aggressivi denunciati dalla donna"

Lo Spazio Neutro di via Carlo Goldoni

"Mio figlio non può andare a vivere con il padre. E' una persona violenta, irascibile e sin dalla nascita del bambino non ha mai mostrato il minimo affetto per lui. Dove sta la giustizia? Qualcuno intervenga e mi aiuti!". E' questo l'appello lanciato dalla giovane madre di un bambino di 6 anni che, come stabilito da una sentenza dalla prima sezione civile del Tribunale di Palermo, sarà affidato ad entrambi i genitori con domicilio prevalente nella casa del papà. Quella di Gabriele (nome di fantasia, ndr) è la storia - probabilmente come tante caratterizzata dalla sofferenza - di un bambino conteso tra due genitori separati, per anni seguito dagli assistenti sociali, tra perizie, visite neuropsichiatriche e battaglie legali senza fine.

A luglio è arrivata la sentenza contro la quale la madre si è opposta. Recentemente al suo legale, l'avvocato Paolo Seminara, è arrivata una lettera nella quale si chiede di “consegnare” il bambino in tribunale con valigie e giochi al seguito. Lei, però, nutre più di qualche dubbio su questa possibilità e si chiede come possano decidere di toglierle un figlio dall'oggi al domani, rischiando di mettere a rischio la sua serenità e il suo sviluppo. “Dicono che ostacolo il rapporto tra il mio bambino e suo padre, ma non è assolutamente vero. E sulla base di questo hanno preferito che stia con lui, con una persona violenta e dalla minaccia facile”. Accuse che l’avvocato del padre, Annamaria Amato, respinge categoricamente: “Sono solo sue ricostruzioni fantasiose. Il mio assistito ha lottato tanto per vedere il figlio che negli anni è stato soggiogato dalle sedicenti paure della madre”.

La ragazza cerca di ripercorrere la storia, dal matrimonio risalente nel 2008 fino a oggi, ponendosi alcune domande sulla decisione del giudice: “Quando è nato Gabriele, soprattutto i primi mesi, non ho mai visto il mio ex dargli una carezza, mai un bacio. Anzi pensava che la sua vita sarebbe dovuta cambiare e sin da subito ha dimostrato di non accettare questa circostanza. Da quando ci siamo separati mi ha ha dato il tormento, ha minacciato di morte me e mio padre, e anche durante gli incontri con gli assistenti sociali si è mostrato per quello che è. Com'è possibile che adesso il bambino, che per 6 anni è stato con me, debba andare a vivere con lui”. Le fa eco la nonna: "Mio nipote rischia grosso. Ho paura per lui e temo di non riuscirlo a vedere più".

Entrambe si domandano che ruolo abbiano avuto gli assistenti sociali le cui relazioni sono finivano puntualmente sulla scrivania del giudice: “Non hanno mai scritto nulla circa i suoi atteggiamenti aggressivi e una volta, alle mie rimostranze, una di loro si è permessa di dirmi: ‘Basta, vuoi metterti in testa che hai perso?’ Qualcosa non quadra e io voglio che sia fatta giustizia, non per me, ma per mio figlio e per tutte quelle donne che stanno vivendo una storia simile alla mia”. Anche il suo avvocato racconta di un episodio mai “verbalizzato” dagli operatori: “Davanti a me l'ex marito, che non sembra capace di gestire la sua irruenza, ha battuto con forza il pugno sul tavolo. Un dettaglio che non può sfuggire all'occhio attento di un assistene sociale”. E proprio per questo la ragazza ha chiesto un cambio di residenza per trasferirsi a Bagheria, nella speranza che altri assistenti sociali si occupassero della loro storia.

Si può riassumere così la travagliata vicenda del piccolo Gabriele, nato dall’amore di una coppia che dopo anni ha deciso di separarsi. A contattare la redazione di PalermoToday è stata proprio la giovane ragazza che ha raccontato, davanti a un caffè e sempre al fianco della madre, il calvario che stanno vivendo per "garantire la crescita e il futuro del bambino". Lo scorso luglio i giudici hanno stabilito che il piccolo, che ha vissuto per i primi 6 anni con la mamma, debba tornare dal padre. E riferendosi alla donna scrive: “Mostra resistenze alla partecipazione dell’ex marito alla crescita e alla vita del figlio”. E ancora: “Non è psicologicamente disponibile a favorire la relazione tra il bambino e il papà. Malgrado l’affido condiviso vigente, la figura paterna non viene minimamente contemplata nella crescita. Non vi è alcun tentativo da parte della signora di coinvolgere l’ex marito nelle decisioni relative alla vita del figlio”.

Secondo la madre un ruolo incisivo rispetto alla decisione dell'autorità giudiziaria l’avrebbero giocato gli assistenti sociali dello Spazio Neutro di via Goldoni, che a suo dire avrebbero utilizzato due pesi e due misure nel giudicare i ruoli e il comportamento di entrambi i genitori. “Sanno che l’ho denunciato più volte per stalking e minacce. Una volta se l’è presa con mia sorella che era incinta all’ottavo mese. In un’altra circostanza mio figlio era con lui, in mezzo alla strada, e se l’è lasciato scappare. Siamo riusciti a metterlo al sicuro perché ci trovavamo ancora lì vicino. E se fosse successo qualcosa? Chi ne avrebbe risposto? Non si contano poi gli episodi in cui ci ha insultati. ‘Aviti a ghiccari sangu ru cuari!’. L’elenco è lungo e non posso accettare che mio figlio debba stravolgere la propria vita, da un giorno all’altro, per andare a vivere col padre in casa dei suoi genitori. Io li conosco e posso dire che non è un ambiente adatto a lui”.

Proprio attorno alla presunta disparità di trattamento degli assistenti sociali fa leva la giovane madre, che si è rivolta a degli specialisti per confutare le tesi fino ad oggi sostenute. “Qualcuno ha dato credito al mio ex quando ha presentato, giorni dopo il fatto, una denuncia per sottrazione del minore. La verità è che dopo una furiosa lite mi ha portato in auto con il bambino di pochi mesi a casa dei miei e mi ha lasciato lì, in mezzo alla strada. E l'ho denunciato ai carabinieri”. Gli episodi segnalati, però, sono tantissimi e la madre del piccolo - scontrandosi con un "muro di gomma" - ha iniziato a registrare gli incontri con un cellulare nascosto. Una di queste è stata fatta dopo un episodio che avrebbe dimostrato il presunto carattere violento del padre. “Una volta il mio ex, per rimproverare il bambino, l'ha sollevato per i polsi e gli ha fatto male. L'ho portato al pronto soccorso e poi ho registrato il colloquio successivo. Non appena al mio ex ho fatto notare che non può prendere il bambino con la violenza, lui ha risposto: 'C'è 'nzignari l'educazione'. E vogliono che vada a vivere con il padre!”. Per dare valore alla registrazione audio, la ragazza l'ha inoltre consegnata a un perito per autenticarla e certificare che la traccia non fosse stata manomessa.

La responsabile dello Spazio Neutro, pur non volendo andare a fondo nei dettagli della vicenda, spiega il funzionamento della struttura: “Noi ci occupiamo delle famiglie, per riparare i legami, rinforzarli e – spiega la dottoressa Cinzia Mantegna – condurli verso l'autonomia negli incontri fuori da questo spazio". Poi analizza il caso di Gabriele: "Non abbiamo trovato riscontro rispetto agli atteggiamenti aggressivi denunciati dalla madre. Il padre del bambino, nell'ultimo anno, ha fatto dei passi avanti dimostrando che le accuse nei suoi confronti erano infondate”. E sui presunti episodi in cui sarebbe emersa la violenza dell'uomo precisa: “Se così fosse stato avremmo segnalato tutto all'autorità giudiziaria, sospendendo eventualmente gli incontri e stabilendo un percorso differente”.
 

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