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La denuncia: "Bambina con grave mutilazione a un piede 'rifiutata' dall'ospedale Di Cristina"

Il caso della piccola protagonista di un incidente domestico (3 dita saltate dopo aver messo il piede nella cyclette della mamma). La bimba è stata operata d'urgenza a Villa Sofia. M5S all'Ars: "E' prova del flop della rete ospedaliera. Pronto esposto alla Procura contro Gucciardi e Lorenzin"

Mette il piede nell’attrezzo dove la mamma stava facendo spinning e le saltano tre dita del piede. E’ la disavventura occorsa ad una bambina di 18 mesi, operata d'urgenza a Villa Sofia. Il fatto è avvenuto fra le mura domestiche.  Ma adesso esplode la polemica. "La bambina con una  grave mutilazione ad un piede è stata “rifiutata” dall'ospedale  "Di Cristina"", attacca il Movimento 5 Stelle. Così la vicenda finirà sulle scrivanie dei magistrati. Il M5S all'Ars ha infatti approntato un esposto alla Procura della Repubblica “perché si accertino le responsabilità dell'assessore Gucciardi e del ministro Lorenzin, rei dell'approvazione di una rete ospedaliera certamente inefficace e perché si ponga fine a quello che può essere solo l'inizio di una escalation senza fine di episodi di malasanità”.

Mentre la mamma si dedicava alla sua attività fisica, la piccola si è avvicinato incautamente alla bici per lo spinning, mettendo il piede dove non doveva e l’ingranaggio le ha tranciato tre dita. Dopo il primo accesso al pronto soccorso dell’Ospedale dei Bambini, la bambina è finita al Trauma Center di Villa Sofia, dove è stata stabilizzata e messa in sicurezza. Quindi è stato subito coinvolto il reparto di Chirurgia maxillo facciale e plastica ricostruttiva dove la dottoressa Daniela Bagnasco ha provveduto ad eseguire l’intervento per reimpiantare le tre dita amputate. 

“Questa spiacevole vicenda – afferma il deputato 5Stelle Francesco Cappello - conferma ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, l’inadeguatezza della nuova rete ospedaliera dell’emergenza-urgenza approvata dal governo regionale. Tutte le critiche mosse alla nuova rete da più parti, sul numero di hub, spoke, e unità di base, sulle specialità mantenute e su quelle ridotte, sul numero di strutture complesse, sugli ospedali promossi e su quelli bocciati, sul funzionamento del 118, sull’adeguatezza e sul numero delle postazioni delle ambulanze, sui tempi di realizzazione ed attuazione degli interventi sulle strutture sanitarie, sulle carenze di personale medico e sanitario, e via discorrendo, appaiono assolutamente corrette. La rete dell’emergenza non funziona come dovrebbe, e pensare che l’episodio è accaduto nel capoluogo della regione e in una città metropolitana dove le strutture ospedaliere sono al top, figuriamoci se fosse accaduto in una qualsiasi altra città o comune dell’isola”.

“Questo grave episodio e tanti altri già accaduti – continua il deputato - dimostrano che mancano e mancheranno le risorse per l’adeguamento strutturale ed organizzativo delle strutture ospedaliere, persino per quelle individuate quali centri HUB DEA di II livello, ma ovviamente anche per quelle individuate quali spoke DEA di I livello”.

“Il paradosso – conclude il deputato - è che la riorganizzazione della rete ospedaliera dell’emergenza dovrebbe avere la funzione di 'gettare' le basi per una ottimizzazione anche territoriale nel successivo triennio (2018/2021) che reindirizzi la distribuzione delle strutture di I e II livello su base provinciale anche verso quelle province e aree geografiche attualmente poco coperte. E’ necessario partire da una reale, efficace ed efficiente centralizzazione delle alte specializzazioni nelle aree metropolitane, con pochi ma funzionali ed efficienti centri hub DEA di II livello coordinati ed integrati con i centri spoke DEA di I livello che ne hanno le caratteristiche e che possono svolgere tutte le attività che la normativa gli assegna, ed avere più ospedali di base. Tutto, ovviamente. nel rispetto delle previsioni del DM 70/2015”.

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