Cronaca Via Ballaro

"Non siamo invisibili", a Ballarò lo sciopero alla rovescia di un gruppo di artisti

I lavoratori dello spettacolo protestano alla maniera di Danilo Dolci: durante l'evento, sei moto ape si trasformeranno in palcoscenico e - guidate dagli abitanti del quartiere - ospiteranno a turno musicisti, attori e danzatori

Street art a Ballarò

Hanno formato il collettivo "Arte è martello" e domani scenderanno in piazza per rivendicare la dignità del loro lavoro. Sono un gruppo di lavoratori dello spettacolo che domani (alle 18,30), a Ballarò, sull'esempio di Danilo Dolci, daranno vita alla prima azione di "sciopero alla rovescia" denominato "Arte è martello, festa della Repubblica fondata sul lavoro degli invisibili".

L'idea è quella di un'azione di protesta che sia contemporaneamente per la città presidio di bellezze e rivendicazione di diritti, con la preziosa adesione del Comitato del mercato del baratto dell'Albergheria. Il gruppo degli artisti, che si è formato in seno a Sos Ballarò durante l'emergenza Covid, vuole "trasformare le città in palcoscenico, per garantire il lavoro di tutto il comparto".

"Chiediamo a tutti i lavoratori dello spettacolo di Palermo un'assemblea per la formazione di un tavolo di discussione sulle tematiche già delineate a livello nazionale, e su quelle specifiche che riguardano la nostra città". Durante l'evento, sei moto ape si trasformeranno in palcoscenico e guidate dagli abitanti del quartiere ospiteranno a turno musicisti, attori e danzatori. Insieme si muoveranno nel quartiere di Ballarò, garantendo il distanziamento, e offriranno il loro simbolico sacchetto pieno di "Arte a tutti".

"L'arte si materializzerà nei luoghi delle persone - dicono gli artisti - costrette ad una distanza fisica e dunque sociale, uscirà dai teatri e percorrerà fisicamente le strade, abitate da altri invisibili, reggendo lo stendardo della bellezza e della resistenza. Per prenderci cura di una città dolente e trasformarla in un palcoscenico per tutto il pubblico tagliato fuori a causa dell'inevitabile cancellazione della programmazione artistica su larga scala".

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