Perquisizioni e accertamenti, per l'omicidio di Bagheria non si scarta il movente economico

I carabinieri alla ricerca di documenti in casa del fidanzato di Francesca Maria Castronovo, la donna che ha confessato di aver assoldato due sicari a Ballarò per far uccidere la zia, Angela Maria Corona, dopo anni di presunti maltrattamenti. E se a spingerla fossero stati i soldi, invece? Si cerca anche una bombola...

A dispetto della confessione di Francesca Maria Castronovo, che ha raccontato di aver assoldato due sicari a Ballarò per far uccidere la zia, Angela Maria Corona, che le avrebbe reso la vita impossibile, maltrattandola e umiliandola sin da quanto era piccola, gli investigatori non tralasciano il movente economico: la donna, strangolata, piegata in un sacco e poi buttata sotto un ponte lungo la strada tra Bagheria e Ciminna, il 14 aprile, potrebbe essere stata uccisa per soldi. E' per questo che i carabinieri hanno perquisito anche l'abitazione del fidanzato dell'indagata, alla ricerca di documenti, ma anche di una bombola.

Castronovo è stata arrestata assieme a due stranieri, l'ivoriano Guy Morel Diehi e il maliano Toumani Soukouna, ai quali avrebbe dato 100 mila euro per eliminare la vittima. La donna era tutrice di alcuni suoi zii incapaci, gestendone dunque pensioni e accompagnamento; Corona, invece, si occupava, anche da un punto di vista economico, del padre (che è il nonno dell'indagata). E se i dissapori tra le due fossero nati proprio per questo? Le presunte violenze che l'indagata ha detto di aver subito (la zia l'avrebbe costretta ad ingoiare uno scarfaggio, ma l'avrebbe anche bruciata con un ferro da stiro, per esempio) non sono facilmente riscontrabili. In casa del fidanzato di Castronovo i carabinieri, coordinati dal procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, e dal sostituto Daniele Di Maggio, avrebbero quindi cercato qualcosa che potesse avere a che fare con la gestione di conti correnti. 

Nell'abitazione, però, i miliari avrebbero cercato anche una bombola, quella che Castronovo ha detto di aver caricato nella sua macchina dopo l'omicidio con l'intenzione di farsi saltare per aria dopo aver gettato il corpo della zia sotto il ponte, dove era stato peraltro orribilmente mutilato da animali selvatici. L'indagata avrebbe poi deciso di cospargersi di benzina e per le ustioni è tuttora ricoverata all'ospedale Civico. Il punto è che la bombola di cui ha parlato al momento non si trova e questo lascia ipotizzare che l'incendio dell'auto non sarebbe stato appiccato per attuare il suicidio, ma per far sparire invece le tracce del delitto e cercare di farla franca. A salvare dalle fiamme l'indagata era stato proprio il suo fidanzato che ha riferito di aver caricato la bombola sulla sua auto e di essersene poi sbarazzato, abbandonandola per strada, per timore che potesse esplodere. In quel punto, però, non è stata ritrovata. Così come i militari non l'avrebbero rinvenuta neppure nella casa dell'uomo, che non risulta indagato.

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Nei prossimi giorni saranno compiuti accertamenti irripetibili proprio sulla macchina di Castronovo, alla ricerca di altre tracce ed elementi utili per le indagini. Mentre la donna ha confessato, raccontando i suoi tormenti ed ogni dettaglio del piano di morte, i due stranieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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