Omicidio Bagheria, l'indagata al gip: "Per far uccidere mia zia ho pagato 100 mila euro"

Francesca Maria Castronovo, arrestata per la morte di Angela Maria Corona, ha spiegato di aver utilizzato dei soldi risparmiati per anni per comprare una nuova casa e non 15.500 euro come aveva inizialmente detto. In lacrime ha aggiunto: "So che passerò il resto del mia vita in carcere ma datemi un aiuto psicologico"

L'arrivo dei carabinieri dopo il ritrovamento

Non 15.500 euro, ma ben 100 mila euro: tanto avrebbe pagato Francesca Maria Castronovo per sbarazzarsi della zia, Angela Maria Corona, strangolata da due presunti sicari stranieri e poi gettata sotto un ponte lungo la strada che collega Bagheria e Casteldaccia il 14 aprile. E’ stata l’indagata a specificare la cifra durante l’interrogatorio di garanzia che si è concluso poco fa davanti al gip di Termini Imerese, Angela Lo Piparo. Dopo aver risposto alle domande del giudice, con l’assistenza dell’avvocato Francesca Maria D’Amico, la donna in lacrime ha chiesto di avere un sostegno psicologico: “So che passerò il resto della mia vita in carcere per quello che ho fatto – avrebbe detto – ma devo liberarmi di questo peso, ho bisogno di aiuto”.

L'omicidio di Bagheria, fermata la nipote della vittima

Castronovo, che è stata trasportata in tribunale in barella (è tuttora ricoverata al Civico con ustioni di secondo grado su tutto il corpo), ha ribadito la confessione già resa la settimana scorsa davanti ai carabinieri: avrebbe deciso di eliminare la zia al culmine di anni di presunti maltrattamenti ed umiliazioni. I due stranieri che sarebbero stati assoldati al mercato di Ballarò, l’ivoriano Guy Morel Diehi e il maliano Toumani Soukouna (si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere e sono difesi dagli avvocati Gabriele Lipani e Michelangelo Zito) non sarebbero stati pagati però 15.500 euro, come invece la donna aveva detto in prima battuta, ma 100 mila: una somma che Castronovo ha raccontato di aver messo da parte negli anni per comprare un nuova casa e che avrebbe custodito nella sua abitazione. Alla fine i risparmi di una vita sarebbero stati dunque utilizzati per commissionare l'omicidio.

Castronovo ha anche tenuto ad escludere decisamente un qualsiasi coinvolgimento del fidanzato, che le aveva salvato la vita quando lei, subito dopo il delitto, avrebbe provato a darsi fuoco proprio nella macchina in cui sarebbe stato trasportato il cadavere della vittima: a dire dell’indagata, l’uomo sarebbe stato totalmente all’oscuro del piano di morte che lei avrebbe ordito per uccidere la zia.

La donna si era detta profondamente pentita già negli interrogatori precedenti. Un sentimento che ha manifestato nuovamente questa mattina davanti al giudice. Ha pure raccontato che in questi giorni di ricovero in ospedale avrebbe avuto modo di parlare con un sacerdote e che questo le sarebbe stato di aiuto. 

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