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Le forze dell'ordine davanti al pte di Bagheria - foto BagheriaNews

Le forze dell'ordine davanti al pte di Bagheria - foto BagheriaNews

Muore per un infarto, familiari distruggono pronto soccorso: "L'hanno lasciata morire"

Rosalia Gambino, 65 anni, è stata portata al punto territoriale d'emergenza di Bagheria dopo che aveva accusato un malore. Medici barricati per quasi due ore. Il responsabile del presidio: "Nessuna negligenza, abbiamo fatto il possibile"

Accusa un malore nel giorno di Pasquetta e muore, forse, a causa di un infarto. I parenti di Rosalia Gambino, dopo aver chiamato il 118, hanno trasportato al Pte (punto territoriale d'emergenza) di Bagheria la 65enne, ma per lei non c’è stato nulla da fare. Così è scoppiato il caos nella struttura di via Papa Giovanni XXIII dove i familiari e gli amici, sostenendo che ci siano stati dei ritardi nei soccorsi, hanno messo a soqquadro il “pronto soccorso”.

"Quando la paziente - spiega a PalermoToday il direttore Luigi Lo Giudice - è arrivata da noi, era già deceduta. Abbiamo utilizzato il defibrillatore e l’abbiamo incannulata per cercare di farla riprendere. Non abbiamo riscontrato negligenze da parte del personale sanitario o parasanitario. Capiamo il dolore della sua famiglia, ma non c’era ragione di distruggere gli arredi e buttare a terra vetrine e farmaci". I medici presenti si sono dovuti barricare all’interno, tenuti a lungo “in ostaggio”. Per riportare la calma sono intervenute sul posto 5 volanti di polizia.

Tutto è cominciato nel tardo pomeriggio di ieri, quando la signora Gambino stava festeggiando insieme ai familiari la Pasquetta nella loro abitazione in via Vallone de Spuches. La 65enne avrebbe sentito un forte dolore al petto, costringendo i familiari a contattare il 118 per chiedere l’intervento di un’ambulanza. Quindi hanno preso l’iniziativa, caricando la donna su un’auto per dirigersi verso la struttura di via Papa Giovanni XXIII.

"E’ arrivata viva - spiega la cognata di uno dei figli, Valentina Mazzola - ma probabilmente aveva un infarto in corso. L’hanno lasciata morire. Noi siamo arrivati, prima dell'ambulanza, a casa sua da Santa Flavia e poi al Pte, dove l’hanno portata a spalla perché mancava pure una barella. Aveva difficoltà a respirare, ma era viva. Dentro abbiamo visto un defibrillatore, piccolo e impolverato, tanto che ieri sera stessa ne hanno richiesto uno nuovo”. Ma su questo dettaglio precisa Lo Giudice: "Il secondo defibrillatore è stato richiesto perchè, nelle more dei controlli effettuati dalla polizia, non potevamo restare senza per altre eventuali emergenze".

La signora Mazzola, poi, fa cenno alle condizioni di salute della defunta: “Recentemente aveva fatto un elettrocardiogramma perché da alcuni giorni aveva accusato un dolore al braccio. Il medico, però, le ha risposto che si trattavano di dolori intercostali. Se fosse arrivata l’ambulanza con il defibrillatore sicuramente avrebbero potuto fare qualcosa. E’ una vergogna che non ci sia, per Bagheria e per i paesi vicini, un servizio ospedaliero completo”.

Sui presunti ritardi è intervenuto anche il dottore Fabio Genco, responsabile del 118: “L’ambulanza di Bagheria era impegnata con un codice rosso, quindi abbiamo inviato quella da Casteldaccia: è arrivata in 9 minuti, contro i 20 che ci vengono consentiti dalla legge per pazienti da soccorrere in provincia, ma in casa non è stato trovato nessuno. Siamo vicini al dolore dei familiari, ma siamo stanchi del fatto di essere colpevolizzati per tutto. Il nostro personale, ieri sera, è stato costretto a stare barricato all’interno del Pte per quasi due ore”.

La salma di Rosalia Gambino, dopo l’ispezione cadaverica effettuata dal medico legale, è stata trasportata al Policlinico di Palermo dove sarà effettuata l’autopsia. A stabilirlo è stato il magistrato di turno che indagherà per fare chiarezza sull’accaduto, con l'obiettivo di stabilire se ci siano stati ritardi o se siano stati commessi eventuali errori. Da valutare anche le condizioni fisiche della 65enne prima di ieri: secondo quanto riferito dalla parente potrebbe aver avuto delle avvisaglie nei giorni precedenti al decesso che potrebbero essere state sottovalutate dal cardiologo.

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