Avvocati al collasso con la sospensione dell'attività giudiziaria: "Servono aiuti economici"

L'Associazione nazionale avvocati italiani chiede un intervento al governo nazionale: "Lo Stato si faccia carico dei contributi previdenziali", ma si appella anche alla Cassa forense per rateizzare il dovuto e far slittare al 2023 l'aumento della contribuzione soggettiva

Anche gli avvocati chiedono al governo nazionale degli aiuti economici per sostenere la loro attività in questa fase critica legata all'emergenza Coronavirus. In particolare, si muove l'Anai (Associazione nazionale avvocati italiani), che ritiene insufficienti anche le misure adottate fin qui dalla Cassa nazionale forense.

In una nota, firmata dall'avvocato Isabella Maria Stoppani, si mette in evidenza come finora il governo nazionale "non ha previsto aiuti economici a favore del mondo dei liberi professionisti ed in particolare degli avvocati" e come "vista l'emergenza nazionale e la sostanziale paralisi dell'attività professionale, la situazione economica per la categoria verrà ulteriormente ad appesantirsi". Si ritiene anche "insufficiente la sospensione fino al 20 settembre per gli adempimenti previdenziali disposta dalla Cassa forense". Da qui la richiesta, anche attaverso gli organi di categoria, al governo nazionale di "concreti interventi economici a favore degli avvocato" e che "lo Stato si faccia carico degli oneri contributivi e previdenziali dovuti dai legali quest'anno, o di gran parte di questi, con esonero totale e/o parziale da parte dei professionisti".

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L'Anai chiede anche alla Cassa forense di adottare misure più stringenti come "prevedere la possibilità per gli iscritti di fare il versamento, in tutto o in parte, dei contributi dovuti per quest'anno in via rateizzata nel corso dei prossimi due anni" e di "rinviare al 2023 il previsto aumento del contributo soggettivo dal 14,5 al 15 per cento".

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