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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

Treni, il 2023 porta un aumento del 10% del prezzo dei biglietti in Sicilia: presentata interrogazione

Dal primo gennaio infatti è scattato un adeguamento che riguarda non solo i ticket singoli, ma anche abbonamenti, biglietto urbano e tariffa integrata. La rabbia del comitato Pendolari siciliani e la replica dell'assessore regionale Aricò

Con il 2023 arrivano anche i rincari sui biglietti dei treni in Sicilia. Dal primo gennaio infatti è scattato un adeguamento del 10% che riguarda non solo i ticket singoli, ma anche abbonamenti, biglietto urbano e tariffa integrata. "L'adeguamento tariffario è stabilito dalla Regione ed è previsto dal contratto di servizio" fanno sapere da Ferrovie dello Stato. Intanto i viaggiatori, che già lamentavano della mancanza di treni tanto da dover viaggiare stipati su alcune linee, denunciano l'aumento dei biglietti: "Sarò costretto a pagare 60,1 anziché 54,6 per andare da Bagheria a Palermo e nella maggior parte delle volte su treni stracolmi e in ritardo" spiega un pendolare. 

Secondo il contratto di servizio decennale, sottoscritto nel 2017 e in scadenza nel 2026, gli aumenti sarebbero dovuti essere tre, uno nel 2020, l'altro nel 2022 e infine l'ultimo nel 2024, tutti a decorrere dal primo giorno del nuovo anno (con prevendita dal giorno 25 dicembre del mese precedente). Ma così non è stato per l'aumento dello scorso anno. La Regione, infatti, con una delibera del dicembre 2021, ha sospeso l'incremento tarifarrio. I minori ricavi sarebbero stati compensati con un'adeguata rimodulazione del piano economico finanziario con Trenitalia. 

A denunciare l'aumento è il comitato pendolari siciliani. "Riteniamo, dal nostro punto di vista, che l’aumento delle tariffe del trasporto ferroviario dell’ulteriore 10% dal 1° gennaio 2023 non spetti al gestore del trasporto ferroviario, sia per quanto dispone il contratto di servizio che prevede gli aumenti del 10% solamente in tre annualità 2020, 2022 e 2024, sia per l’eventuale ristoro relativo alla sospensione dell’aumento del 2022 operato quasi certamente dalla Regione. Se non verrà revocato l’aumento di gennaio 2023 sarà il quarto aumento del costo dei titoli di viaggio, pari al 37,5% che i pendolari e l’utenza si trovano a dover pagare da quando è stato sottoscritto il contratto di servizio 'Ponte' 2015-2016 e il contratto di servizio decennale 2017-2026, ma i treni per chilometri sono sempre i 10-9 milioni e il servizio di anno in anno è sempre lo stesso". 

L'aumento però sarebbe legato esclusivamente a quanto disposto dal contratto di servizio che, appunto, prevede un incremento in tre annualità, tra cui il 2022, che con la delibera regionale è stato semplicemente "congelato" per un anno per via delle difficoltà causate dalla pandemia. "Ora - fanno sapere fonti interne alla Regione - il contratto scatta automaticamente perché la delibera durava un anno". 

Non si fa attendere la replica dell'assessore ai Trasporti della Regione Alessandro Aricò che spiega: "Lo scorso anno l'incremento è stato semplicemente stoppato, ma attraverso l'utilizzo dei fondi che riguardano le penali contrattuali, che tuttavia non sono sufficientemente capienti per non fare l'aumento previsto dal contratto di servizio, si permetterà di far viaggiare le forze dell'ordine all'interno dei treni. Abbiamo richiesto ulteriori stanziamenti, così da poter ampliare il contratto di servizio che, ribadiamo, non è stato modificato". 

Intanto la deputata Martina Ardizzone del M5S ha predisposto un'interrogazione al governo regionale che sarà presentata nei prossimi giorni. "All’aumento del prezzo non è seguito alcun miglioramento del servizio offerto ai viaggiatori. Il governo regionale faccia rispettare gli impegni presi o applichi le penali per scongiurare l’aumento. L’assessore Falcone - spiega Ardizzone - ieri assessore alle infrastrutture e oggi al bilancio, non si è ancora espresso e non ha ancora spiegato perché, con il governo precedente, aveva dichiarato di aver scongiurato l’aumento delle tariffe quando invece aveva solamente rimandato il problema. Gli aumenti delle tariffe sono previsti dal contratto di servizio perché in cambio Trenitalia si era impegnata a migliorare i livelli di qualità del servizio di trasporto pubblico offerto ai cittadini, ma ad oggi le associazioni di consumatori, passeggeri e cittadini con mobilità ridotta e con disabilità ci dicono che il servizio è ancora lontano dal raggiungimento delle condizioni minime di qualità dei servizi previste dal contratto di servizio".

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