A rischio licenziamento 120 edili Ati Group, manifestazione in via Cavour

Si tratta delle imprese dell'ex gruppo Aiello di Bagheria confiscate nel 2013. La Fillea ha inviato una lettera al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e al viceministro, Filippo Bubbico, per chiedere "un'iniziativa politica immediata"

Scendono in piazza i lavoratori edili dell'Ati Group di Bagheria, confiscata nel 2013, per chiedere la revoca dei licenziamenti che dovrebbero scattare tra il 20 e il 30 agosto. I lavoratori manifesteranno stamani davanti alla Prefettura, in via Cavour. Intanto la Fillea ha inviato una lettera al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e al viceministro, Filippo Bubbico, per chiedere "un'iniziativa politica immediata utile ad avviare il percorso attuativo della legge e dare sostegno allo start up della cooperativa già formata dai 120 lavoratori delle aziende del Gruppo Aiello di Bagheria".

"La chiusura di questa azienda sarebbe una grave sconfitta per lo Stato - scrive il segretario della Fillea Cgil Palermo, Francesco Piastra -. Esprimiamo sconcerto e fortissima preoccupazione. Tali aziende, sequestrate quando erano perfettamente funzionanti, con parco mezzi efficiente e con certificazioni professionali di altissimo livello, sono state gestite dallo Stato per più di un decennio. Dopo che lo Stato ha chiesto e sollecitato i lavoratori a formare una cooperativa, per consentire la continuazione dell'attività produttiva, si vuole ora, a cooperativa realmente formata, disattendere agli impegni che lo Stato ha preso".

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 "Siamo fortemente allarmati per quello che sembra l'epilogo di una vicenda durata tanti anni che ha alimentato nei lavoratori, nelle loro famiglie, nella comunità bagherese - dice Mario Ridulfo, componente della segreteria Cgil Palermo - le speranze di uno sbocco produttivo per una delle più importanti aziende sequestrate e confiscate alla mafia". "L'impegno nostro è impedire questo epilogo, che diventerebbe una sconfitta per tutti e per lo Stato, che ha investito su Ati Group anche attraverso l'uso di ammortizzatori sociali che servivano come premessa per il rilancio dell'azienda - conclude -. Occorre garantire alla cooperativa, almeno per una fase iniziale, commesse pubbliche o private, che possano far ripartire l'attività e consentire ai lavoratori edili di lavorare".

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