Amianto al Parco Cassarà, assolti un dipendente comunale e due imprenditori

Si tratta dell'architetto Vincenzo Polizzi, accusato in qualità di Rup di falso ideologico e disastro colposo, e degli imprenditori nonché esecutori materiali dei lavori Filippo e Francesco Chiazzese. Chiuso il rito abbreviato, altri sette restano sotto processo

Il cancello d'ingresso del Parco Cassarà

Tre assoluzioni nel processo in abbreviato sulla "bomba ecologica" al Parco urbano Cassarà. Così ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Palermo Michele Guarnotta per l’architetto nonché dipendente comunale Vincenzo Polizzi accusato, in qualità di responsabile unico del progetto, dei reati di falso ideologico e disastro colposo. Assolti anche gli imprenditori Filippo e Francesco Chiazzese, difesi da Fabrizio Cordovana, imputati quali esecutori dei lavori che portarono all’apertura della mega area verde che si trova tra via Ernesto Basile, corso Pisani e via Altofonte.

Il processo è nato dopo l’inaugurazione e la successiva chiusura del parco urbano. A dicembre 2013 infatti, dopo una forte pioggia, dalla terra uscirono alcune lastre di eternit che hanno reso necessario, ad aprile 2014, il sequestro di 28 ettari di terreno. Successivamente furono rinvenuti scarti industriali, inerti, copertoni, sabbie da verniciatura, plastica e altro ancora interrati proprio nell’area del parco. Gli avvocati di Polizzi, Roberto Mangano ed Elisa Martorana, hanno dimostrato che l’architetto non si era reso responsabile di alcuna falsa attestazione.

Restano invece sotto processo, con il rito ordinario, Luigi Trovato e Francesco Savarino (direttori dei lavori), Emanuele Caschetto (legale rappresentante del consorzio che ha realizzato i lavori), l’imprenditore Gianfranco Caccamo e i componenti della commissione di collaudo Giorgio Parrino, Michelangelo Morreale ed Eugenio Agnello. Sono accusati a vario titolo di falso, omissione e disastro ambientale. Prosciolti invece Roberto Giaconia e Francesco Fiorino, dirigenti del settore Ambiente del Comune.

A marzo 2017 il collaboratore di giustizia Stefano Lo Verso aveva rivelato come quell’area venisse considerata "la discarica pubblica di Palermo, incontrollabile e accessibile a tutti". Poi, davanti ai magistrati, ha anche aggiunto: "Tutti vedevano, tutti sapevano, ma nessuno parlava… anche i vigili urbani andavano e venivano".

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