Cade l'accusa per bancarotta fraudolenta, assolto Angelo Niceta

Così hanno deciso i giudici per il direttore dell'omonima catena di negozi al termine di un processo durato 5 anni. I pm sospettavano che avesse sottratto quasi un milione di euro dalla società poi fallita e diventata oggetto di un conflitto familiare

Angelo Niceta in aula (foto archivio)

Assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta. Così hanno stabilito i giudici della quinta sezione penale per Angelo Niceta, che per vent’anni ha gestito quale direttore il punto vendita di via Roma dell’omonima catena di negozi per conto della Ditta Onofrio Niceta snc, la società fallita e finita al centro di una diatriba familiare. L’accusa, rappresentata prima dal pm Gaetano Guardì e poi da Vincenzo Amico, aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. Il padre, Onofrio, è stato condannato in primo e in secondo grado ma la difesa ha già presentato ricorso in cassazione.

Niceta in passato è stato ammesso al programma di protezione quale testimone di giustizia per via delle sue dichiarazioni sulle frequentazioni della famiglia. Secondo i pm aveva distratto beni dalla cassa aziendale, mentre suo legale - l’avvocato Ugo Forello - è riuscito a dimostrare che il suo assistito avrebbe fatto di tutto per non far fallire la società impegnando circa 950 mila euro. La società poi fallita è divenuta motivo di conflitto per la famiglia Niceta che si divisa in due fazioni: da una parte Onofrio e Angelo, dall’altra Michelangelo

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“Le accuse partite dall'istanza di fallimento di Michelangelo Niceta e poi fatte proprie dalla polizia tributaria e dalla pubblica accusa sono tutti cadute oggi”, conclude l’avvocato Forello. A comporre il collegio della quinta sezione i giudici Donatella Puleo (presidente), Ivana Vassallo e Paolo Magro. La società oggetto di conflitto è stata dichiarata fallita con sentenza emessa il 20 luglio 2012. Durante il processo durato circa 5 anni Michelangelo Niceta si era costituito parte civile e aveva chiesto un risarcimento danni.

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