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Cronaca

Il sindacalista che compra spazzolini e il figlio del boss impiegato in un hotel: ecco chi sono i furbetti

I retroscena dell'inchiesta sull'assenteismo ai Cantieri culturali della Zisa. Il recordman è Tommaso Lo Presti, cugino dell'omonimo capomafia, che sarebbe risultato presente persino quando era ricoverato in ospedale. Ma c'era pure chi timbrava in ciabatte e costume da bagno o si dedicava alla corsa all'interno del luogo di lavoro

C'era il rappresentante sindacale che, proprio durante il suo turno di lavoro ai Cantieri culturali della Zisa, avrebbe avuto l'urgenza di andare al supermercato per comprare uno spazzolino da denti. C'era il figlio del capomafia di Misilmeri che, al posto di svolgere le sue mansioni, sarebbe stato visto in servizio in un albergo di Ficarazzi, ma anche il cugino del capomafia di Porta Nuova che sarebbe risultato in servizio persino mentre per quattro giorni era stato ricoverato in una clinica. C'era pure il padre di Angela Chianello, più nota come "da Mondello", che oltre ad andarsene in giro sarebbe stato visto sul luogo di lavoro rigorosamente in bermuda e infradito. Infine, oltre ai dipendenti che avrebbero approfittato del turno per fare la spesa o giocare una "bolletta", ci sarebbero stati quelli più interessati alla loro forma fisica che al decoro all'interno dei Cantieri: uno di loro avrebbe rigorosamente timbrato in tenuta da runner, concedendosi un breve sosta prima di riprendere la sua "corsetta", e un altro che addirittura la sessione di jogging se la sarebbe concessa all'interno della stessa struttura dove avrebbe dovuto lavorare.

"I supervisori non potevano non sapere"

Sono alcuni particolari che emergono dall'inchiesta "Timbro libera tutti" della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Maria Pia Ticino, in cui sono indagati complessivamente 43 presunti assenteisti, tra dipendenti del Comune, del Coime e della Reset. Dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Rosario Di Gioia si scoprono non solo i trucchi che sarebbero stati utilizzati dai lavoratori, ma un quadro in cui persino i supervisori, incaricati di vigilare e controllare il lavoro dei dipendenti, si sarebbero prestati a timbrare i badge al loro posto: non potevano non sapere, secondo l'accusa, ma di fatto non avrebbero mai segnalato nulla.

I "giochi di prestigio" con i badge ripresi da una telecamera

L'inchiesta è nata da "informazioni confidenziali" sulle presunte assenze dei dipendenti in servizio ai Cantieri Culturali della Zisa. Per tre mesi, dalle 6 del 7 maggio 2018 alla mezzanotte del 5 agosto dello stesso anno, gli investigatori hanno monitorato tutti gli ingressi (via Paolo Gili, via Perpignano 102 e via Polito) e, con una telecamera piazzata all'altezza dell'unico apparecchio marcatempo per la rivelazione delle presenze, hanno documentato i "giochi di prestigio" con i badge.

Il record e l'assenteismo "scientifico" del cugino del boss

Il recordman, secondo la Procura, sarebbe Tommaso Lo Presti, dipendente del Coime, cugino dell'omonimo capomafia di Porta Nuova, a sua volta coinvolto nel blitz "Resilienza" per un'estorsione aggravata. Come scrive il gip, l'indagato "ha declinato in maniera scientifica il suo assenteismo, tanto che in tre mesi appare più agevole individuare le occasioni in cui questi sia stato presente che quelle in cui si sia allontanto dal posto di lavoro". Complessivamente gli vengono contestati 67 episodi, per un totale di 450,49 ore di assenza e uno stipendio indebitamente percepito che ammonta a 3.912,80 euro.

"Presente anche quando era ricoverato in ospedale"

Il badge di Lo Presti, come rimarca ancora il giudice, sarebbe stato "stabilmente detenuto da altri colleghi, i quali provvedevano sistemanticamente alla timbratura, incuranti delle sue eventuali assenze". Creando quindi anche dei pasticci, facendolo risultare in servizio persino quando, tra il 28 gennaio e il 2 febbraio del 2019, era stato invece ricoverato alla clinica Triolo Zancla. In tre mesi di indagini, osserva la guardia di finanza, Lo Presti sarebbe stato visto solo due volte e per pochissimo tempo ai Cantieri. Di solito sarebbe stato vicino alla sua abitazione oppure in negozi di via Cappuccini, come una salumeria, un bar, ma anche un'attività gestita dalla figlia.

Il rappresentante sindacale e lo spazzolino da denti

Salvatore Barone che, come Lo Presti è stato arrestato, nonostante il suo ruolo di rappresentante sindacale, sarebbe stato spesso assente dal posto di lavoro. In una circostanza la guardia di finanza lo ha individuato mentre sarebbe entrato in un supermercato e poi ne sarebbe uscito tenendo in mano uno spazzolino da denti. In tutto la Procura gli contesta 49 episodi di assenteismo, per uno totale di 262,24 ore e uno stipendio ingiustamente percepito di 2.588,66 euro.

Il "lavoratore" in costume e infradito

Emblematico sarebbe poi il comportamento del padre di Angela Chianello, Isidoro, operaio della Reset addetto alla manutenzione del verde. L'accusa gli contesta solo 5 assenze per poco più di 16 ore e una somma indebitamente percepita di 136,66 euro, ma avrebbe avuto "la quotidiana abitudine di provvedere alla registrazione elettronica della fine del turno in abbigliamento certamente non lavorativo - scrivono gli investigatori - ossia ciabatte e costume da bagno (ovvero bermuda), circostanza questa che denota con certezza un allontanamento quotidiano dal servizio ed un diffuso malcostume ben tollerato dagli altri dipendenti presenti e/o preposti alla supervisione".

La sosta in macelleria, il passaggio dal barbiere e la spesa al mercato

In particolare, i militari avevano pedinato Chianello il 3 ottobre del 2018, registrando tutti i suoi movimenti, in numero tale da finire per perderlo completamente di vista. Quel giorno l'indagato prima sarebbe stato visto entrare in una macelleria di via Cappuccini, poi sarebbe tornato a casa, poi si sarebbe fermato per una ventina di minuti dal barbiere, per spostarsi in piazza Beati Paoli, dove i militari non sarebbero più riusciti a seguirlo. In un altro caso, sarebbe stato visto in pantaloncino nero, polo bianca e infradito mentre avrebbe fatto acquisti in via Lincoln e in un altro ancora mentre sarebbe andato al mercato rionale. Il tutto mentre sarebbe risultato regolarmente in servizio.

Il figlio del capomafia in servizio in un albergo

Ben più cospicue le assenze contestate a Giancarlo Nocilla, dipendente Reset, figlio del capomafia di Misilmeri, Domenico, condannato nel processo "Cupola 2.0", per il quale sarebbero state registrate 60 assenze, per un totale di 311,44 ore e uno stipendio incassato ma non dovuto di 2.790,41 euro. Secondo la Procura, durante l'orario in cui avrebbe dovuto lavorare ai Cantieri sarebbe stato spesso visto a Misilmeri e anche in un albergo di Ficarazzi, dove avrebbe svolto la sua attività.

Il centro scommesse e le scarpe comprate in corso Tukory

Nocilla sarebbe andato anche al supermercato, in un centro scommesse, in un bar e persino a comprare un paio di scarpe in un negozio di corso Tukory durante quello che avrebbe dovuto essere il suo orario di lavoro. Peraltro uno degli indagati, che avrebbe agevolato la condotta di Nocilla, sarebbe arrivato a far timbrare il suo badge al figlio minorenne.

L'impiegato del Comune che mancava anche per 9 ore

In molti casi anche Dario Falzone, dipendente del Comune, addetto al servizio "Promozione culturale" sarebbe stato assente per l'intera giornata lavorativa, nonostante il suo badge risultasse timbrato. La guardia di finanza ha documentato assenze che oscillano tra le 2 ore e 40 minuti e le 8 ore e 40 minuti, cioè addirittura oltre la durata del turno. In tutto sono 26 le contestazioni, per un totale di 145,40 ore e uno stipendio indebitamente percepito di 1.423,47 euro.

I runner che correvano pure all'interno dei Cantieri

Nell'inchiesta figurano poi due lavoratori appassionati di running: uno di loro sarebbe stato visto mentre "interrompeva la sua sessione di corsa per approssimarsi in tenuta ginnica alla macchinetta marcatempo prima di riprendere la sua 'corsetta' lontano dal posto di lavoro", come scrive ancora il gip. E poi c'è il caso di un altro indagato che, durante le indagini, era ai domiciliari ma col permesso di lavorare dalle 7 alle 14. "Il 7 settembre del 2018 - sottolinea il giudice - l'indagato aveva la sfrontatezza di dedicarsi, dalle 7 alle 9, allo jogging e proprio all'interno dei Cantieri culturali", dove invece avrebbe dovuto lavorare.

"In servizio al parco Cassarà timbravano alla Zisa per l'assenza di controlli"

Ci sono poi altri dipendenti del Coime che avrebbero dovuto timbrare al parco Cassarà, ma che avrebbero preferito farlo ai Cantieri della Zisa per l'assenza di controlli, secondo gli investigatori. Tra di loro ci sarebbero Antonio Cusimano (accusato di 55 episodi di assenteismo per 102,24 ore e 1.007,41 euro di stipendio non dovuto), Gaspare Corona (21 episodi per 156,09 ore e 1.736,79 euro) e Mario Parisi (20 episodi per 106,12 ore di assenza e 1.395,76 euro indebitamente percepiti). Sono finiti anche loro ai domiciliari.

I supervisori che "non potevano non accorgeri delle assenze"

Infine, gli inquirenti mettono in evidenza la figura di un altro indagato, con il ruolo di supervisore e addetto al controllo proprio dei lavoratori. Questi "non poteva non accorgersi dell'assenza dal servizio, per l'intera giornata, dei dipendenti", come sostiene la Procura, eppure non si sarebbe mai accorto di nulla.

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