Medici e infermieri del Civico alzano la voce: "Siamo pochi per garantire turni e servizi"

Si è tenuta all'Ospedale dei bambini l’assemblea alla quale hanno preso parte tutte le sigle sindacali. "Impossibile assicurare le guardie se non in violazione di legge. Bisogna investire sul personale e sulle apparecchiature o l'azienda morirà per asfissia”

L'assemblea che si è tenuta nell'aula magna dell'ospedale dei bambini

Hanno deciso di raccogliersi in assemblea, di contarsi e guardarsi in faccia, per fare fronte comune e lanciare un appello alla direzione ospedaliera del Civico: così non si può andare avanti. Medici, tecnici di radiologia, infermieri e anche gli operatori sociosanitari a partita Iva si sono incontrati ieri all’Ospedale dei bambini per analizzare i problemi dell’azienda e le ricadute sul servizio fornito agli utenti. “E’ emersa - si legge in una nota congiunta - l’impossibilità di garantire i turni di guardia se non in violazione della normativa vigente e dei livelli minimi assistenziali da garantire per legge. Il tutto rischiando a volte di mettere a repentaglio i pazienti, adulti e bambini”.

Dietro la cattedra dell’aula magna dell’ospedale pediatrico di via dei Benedettini si sono avvicendati sindacalisti e “semplici” lavoratori, snocciolando tecnicamente le problematiche che secondo loro stanno portando sull’orlo del baratro l’azienda. “Se non si investe in personale e apparecchiature per i servizi, moriremo per asfissia. Dobbiamo ricordare che il Di Cristina è l'unico ospedale pediatrico da Napoli in giù e il personale non può essere calcolato secondo i parametri minimi. Operare solo tagli porterà di fatto alla paralisi e impedirà di invertire l'attuale tendenza in relazione a conti e bilanci. Riteniamo che il deficit sia riconducibile alla dissennata politica messa in atto dall’amministrazione precedente, alla quale ci siamo strenuamente opposti nell’indifferenza dell’assessorato regionale alla Sanità e degli organi preposti al controllo gestionale e contabile”.

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Tra i casi critici già denunciati in passato la mancata riattivazione di un costoso macchinario, una risonanza magnetica smontata mai rimessa in funzione, che costringe l’ospedale a inviare altrove i pazienti per gli esami (all’Ismett, al Policlinico o nelle cliniche private). O ancora: “Dall’estate a oggi - raccontano - nove pazienti che dovevano essere sottoposti a trombolisi o a terapie per l'embolizzazione degli aneurismi cerebrali sono stati trasferiti nel reparto di Neuroradiologia del Policlinico di Messina per trattamenti e accertamenti che si trasformano così in mancate prestazioni e dunque minori ricavi per l’Arnas Civico che deve rientrare da un debito che ha sfiorato il 61 milioni di euro. E questo è frutto di incapacità gestionale. La Cardiologia è stata 'retrocessa' da unità operativa complessa a semplice”. Prossimo appuntamento per il 5 novembre, data in cui sindacati e lavoratori hanno chiesto un confronto alla direzione aziendale.

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