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Cronaca

Assalto alla Cgil di Roma: in carcere anche Ursino, leader palermitano di Forza Nuova

E' stato bloccato stasera su disposizione del gip di Roma ed è stato condotto al Pagliarelli. Ci sarebbe stato anche lui alla guida del gruppo di persone che il 9 ottobre avevano devastato la sede del sindacato

Il palermitano arrestato su disposizione del gip di Roma per l'assalto alla sede della Cgil del 9 ottobre scorso è Massimiliano Ursino, leader di Forza Nuova in città, che non aveva peraltro fatto mistero della sua trasferta nella Capitale, pubblicando anche degli scatti sui suoi profili social.

Ursino, che è difeso dall'avvocato Enrico Sanseverino, è stato arrestato stasera a Palermo ed è stato condotto nel carcere di Pagliarelli.

Secondo la Procura romana, ci sarebbe stato anche lui alla guida del gruppo di circa 50 persone che, durante la manifestazione no vax e no Green pass della settimana scorsa avevano preso di mira, devastandola, la sede del sindacato.

Per gli stessi disordini sono già stati arrestati, tra gli altri, il leader nazionale del movimento neofascista, Roberto Fiore, e quello romano, Giuliano Castellino. Subito dopo la manifestazione, Ursino aveva affermato che si "è alzato il livello dello scontro" e che "il popolo, strappando via il velo delle diverstià preconcette, utili solo al mantenimento dello status quo, si unisce spesso spinto da sete di giustizia ed è imprevedibile", sottolineando che "fino a quando il Green pass non verrà ritirato definitivamente, la rivoluzione popolare non fermerà il suo cammino, con o senza di noi".

Per lui ora, su richiesta del pm di Roma, è arrivata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. A dimostrare la sua presenza durante l'assalto squadrista alla sede della Cgil ci sarebbe anche un video. D'altra parte, Ursino, tatuatore e storico militante di Forza Nuova, non ha mai fatto mancare la sua presenza quando il movimento neofascista è sceso in campo.

Nel 2018 venne anche pestato in via Dante, dopo essere stato legato mani e piedi, e Fiore - che in quei giorni doveva venire in città per chiudere la campagna elettorale con un comizio - gli manifestò la sua solidarietà. Nel febbraio del 2017 una bomba carta danneggiò la saracinesca del suo studio di tatuaggi.

Le cronache riportano però il suo nome sin dal 2005, quando venne accusato di aver pestato un nigeriano assieme ad altri due complici, e nel 2006 quando avrebbe rapinato (sempre con dei compici) due cittadini del Bangladesh, aggredendoli poi brutalmente.


 

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