Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Al via allo Steri la mostra fotografica su fragilità ferite e disagio sociale a cura di Rita Cedrini

Sarà possibile visitare la mostra dal 5 al 30 aprile prossimo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Un viaggio fotografico per raccontare le fragilità ferite e i disagi sociali. É il fil rouge della mostra a cura dell'antropologa Rita Cedrini che sarà inaugurata il 5 aprile, alle 18.30, all'università degli studi di Palermo, nella Sala delle verifiche al Complesso Monumentale dello Steri. La Mostra fotografica, ideata dalla Scuola Stabile di Fotografia di Palermo, diretta dal maestro Antonio Saporito Renier, e accolta dall’Ateneo palermitano resterà esposta nel prestigioso sito dal 5 al 30 aprile 2023 con i seguenti orari: Dal lunedì al mercoledì 10,30 -13,00 / 17,00 - 21,00 Dal giovedi al sabato 10,30 -13,00 / 17,00 - 19,00 Domenica 10,00/13,00 Pasqua, Pasquetta e 25 aprile chiuso La Mostra sarà corredata da un catalogo edito da University Press stampato in 150 copie certificate e numerate contenente l’introduzione del Magnifico Rettore Massimo Midiri,i testi di apparato critico del Professore Maurizio Carta, delegato del Rettore alla terza missione e ordinario di Urbanistica, dell’antropologa Professoressa Rita Cedrini curatrice della Mostra, del Medico psichiatra Marcello Alessandra e del Maestro Antonio Saporito Renier direttore responsabile della Scuola stabile di fotografia di Palermo. La seconda parte del catalogo è interamente dedicato alle tavole fotografiche degli allievi del corso Advanced della scuola di fotografia.

La Mostra è costituita da quaranta fotografie 50x70 secondo un percorso “immersivo” nel disagio ed è accompagnata da un ricco apparato critico e didattico, Durante il mese di Aprile 2023 saranno numerose le iniziative culturali e didattiche aperte al pubblico e agli addetti ai lavori, direttamente collegate alla Mostra. Le fotografie raccontano, attraverso la forza del bianco e nero, l’oltraggio della dell’intimità violata che non è solo fisica; la fiducia saccheggiata; l’angoscia che corrode le certezze; l’indigenza che mortifica la dignità di uomo; la tecnologia che, pur collegando l’individuo con il mondo, fa stringere il vuoto; la droga sirena ammaliatrice che distrugge; il distacco che recide legami; l’indifferenza che offende e nega la persona; la dignità che viene vilipesa; il bullismo che tarpa le ali alla gioia di vivere; la prevaricazione che mozziconi di mani, rimando di un manichino che ammiccherà in qualche vetrina, richiamano a quante mani continuano a chiedere aiuto, a quante mani dall’ombra si stagliano ad affermare la fragilità di una presenza. Scatti che raccontano di quante ferite l’umanità di ogni continente, di ogni etnia, di ogni fascia generazionale porta i segni. Segni fisici e segni nell’anima che il tempo non cancella perchè sono incisi con il marchio del più infamante dei reati: la violenza dell’uomo sull’uomo. Accade così che quel noi protettivo diventat un io invisibile dove non c’è bastone su cui appoggiarsi nell’incedere nella pietraia. La mostra vuole porsi come pausa nel nostro incedere quotidiano, per volgere lo sguardo a quelle vite parallele che scorrono accanto alla nostra, vite che scorrono senza il computo dei giorni, che portano impresse sui volti la ferite della loro storia. Perchè, pur se in un click, la loro dimensione umana torni a essere persona, in un atto d’amore che è dono, che pulsa di vita.

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