Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

"Stipendio triplicato con missioni fantasma": le 46 volte a Roma del carabiniere sindacalista

I retroscena dell'arresto di Alessandro Rumore, palermitano di 47 anni. Per legittimare le somme richieste (circa 50 mila euro) si sarebbe fatto aiutare da un albergatore albanese. L'indagine nata dopo una rapina. "Perché i cristiani quello che dico di fare quello fanno..."

Per un anno e mezzo circa si sarebbe preso gioco dell’Arma dei carabinieri, facendosi anticipare somme e pagare indennizzi per missioni “fantasma” a Roma alle quali doveva partecipare in qualità di delegato sindacale. Nella capitale però, nonostante ricevute e fatture rilasciate da un albergatore compiacente per certificare le sue trasferte, non ci avrebbe praticamente messo piede. Per queste accuse è stato arrestato e messo ai domiciliari l’appuntato scelto Alessandro Rumore, carabiniere palermitano di 47 anni in servizio presso la caserma di Borgetto. Il gip che ha firmato l’ordinanza gli contesta i reati di truffa, peculato e induzione a dare o promettere utilità.

Le indagini sul militare sono state avviate dopo una rapina a Partinico di maggio 2016. Nel mirino un furgone portavalori di un istituto di vigilanza privata. A denunciare l’episodio le due guardie giurate vittime del colpo le cui dichiarazioni, però, non hanno convinto gli investigatori. Da lì si è arrivati quasi per caso, tra intercettazioni e osservazioni, ad Alessandro Rumore. Il delegato Cocer, il Consiglio centrale di rappresentanza militare (una sorta di sindacato militare, ndr), pur dipendendo dalla stazione di Borgetto, di fatto ha ricoperto per oltre 12 anni una carica che lo avrebbe portato a confrontarsi con le più alte sfere dell’Arma per rappresentare la categoria "Appuntati e Carabinieri".

Sono 46 gli episodi passati sotto la lente degli investigatori grazie ai quali Rumore sarebbe "riuscito a triplicare il proprio stipendio" e ad accaparrarsi nel tempo circa 50 mila euro relativi alle trasferte. Per legittimare le somme richieste si sarebbe fatto aiutare da un albergatore albanese a Roma che avrebbe attestato la presenza del carabiniere nella sua struttura, non lontano dal Quirinale. La Questura romana ha potuto verificare tramite sistema informatico che, effettivamente, il militare risultasse alloggiato nell’hotel mentre le celle telefoniche agganciate dal cellulare di Rumore dimostravano che invece si trovasse nella zona di Partinico.

E proprio per questo motivo, quando si rivolgeva ad alcune guardie giurate con le quali avrebbe voluto portare avanti un progetto, diceva loro: "Perché io calcola che non figuro qua, quindi sto rischiando tantissimo". Sfruttando la propria posizione e i propri contatti, pur non comparendo formalmente come responsabile, aveva intenzione di aprire a Partinico la filiale di un istituto di vigilanza. Per fare ciò avrebbe convinto alcuni vigilantes a licenziarsi dalla società per cui lavoravano, promettendo poi di assumerli nella nuova società con la possibilità che ognuno di loro si sarebbe portato con sé il proprio pacchetto di clienti. Da qui l’accusa di dare o promettere utilità. Le opere di persuasione che Rumore metteva in pratica trovavano spazio principalmente nel weekend, quando non doveva nascondersi per via delle missioni fantasma: "Non ti preoccupare perché poi venerdì, sabato, io quando mi posso fare vedere meglio è... di sabato capito quindi...finiamo quello che dobbiamo finire".

In una telefonata captata dagli investigatori Rumore si è premurato di tranquillizzare il proprio interlocutore spiegando che, una volta formalizzata la loro assunzione, avrebbe preso decisioni alle quali tutti si sarebbero dovuti attenere: "Quando voi entrate che siete assunti, che siete assunti... perché se lo fai adesso il discorso qualcuno può storcere il naso. Quando è il momento in cui voi siete tutti e tre assunti poi lì il discorso lo faccio io, si fa a votazione e si vede. Perché i cristiani quello che dico di fare quello fanno...". E alle preoccupazioni di una guardia giurata sulla "scissione" che si era creata all’interno dell’istituto di vigilanza e su eventuali indagini, il 47enne precisava che nel caso nel caso in cui "fosse stato avvicinato dai carabinieri per avere notizie - si legge nell’ordinanza - questi avrebbe dovuto riferire che tutta l’operazione era gestita dall’appuntato Rumore".

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