Trabia, in carcere dopo aver accoltellato il marito: è accusata di tentato omicidio

E' stata rinchiusa al Pagliarelli la donna di 55 anni che ha ridotto in fin di vita il compagno. In casa con loro c'era il figlio minorenne, che però non avrebbe assistito alla scena. La donna avrebbe lavato l'arma utilizzata, nel tentativo di cancellare le prove

Il carcere Pagliarelli

Arrestata dopo aver accoltellato il marito e rinchiusa in carcere. Così ha disposto il giudice per le indagini preliminari per G.A., 55 anni, accusata di tentato omicidio e trasferita al Pagliarelli. Al termine dell’ennesima lite fra le mura della loro casa a San Nicola l’Arena, frazione di Trabia, ha preso un coltello da cucina e lo ha affondato nel torace del marito, A.P. (64 anni). L’uomo è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico presso l’ospedale Cimino di Termini Imerese: "E’ ancora vivo per miracolo".

I fatti si sono verificati lo scorso 19 giugno. Gli agenti del commissariato di Termini Imerese sono intervenuti dopo le telefonate dei vicini, allarmati dalle urla che provenivano dalla loro abitazione. Una volta dentro, hanno trovato l’uomo in una pozza di sangue. Prima del loro arrivo, però, la donna avrebbe lavato l'arma nel tentativo di cancellare le prove. In casa loro c’era anche il figlio minorenne, che non avrebbe assistito all’accoltellamento ma avrebbe sentito tutte le grida e tutte le fasi precedenti dalla sua stanza, al piano superiore.

L’episodio di lunedì è solo l’ultimo di una lunga serie. Pare che i due non fossero nuovi a discussioni accese, che però non si sarebbero mai spinte a tanto. La donna in passato ha presentato alcune denunce contro il marito, a suo dire violento. L’ultima risale al sabato precedente la lite, tanto che i poliziotti sono andati a controllare la situazione in casa la stessa mattina dell’accoltellamento. Appena poche ore dopo si è verificata la lite al termine della quale il 64enne è stato ridotto in fin di vita. Così soccorritori del 118 intervenuti sul posto lo hanno trasportato al Cimino.

"Una scelta decisiva - spiegano dall’ospedale - perché non avrebbe sopportato il viaggio fino a Palermo. Aveva il torace pieno di sangue e fuori dal pericardio, quindi abbiamo dovuto sottoporlo a un intervento d’urgenza. Abbiamo suturato la breccia cardiaca e lo abbiamo stabilizzato. Poi è stato trasferito nel reparto di Cardiochirurgia del Policlinico di Palermo. Se l’ambulanza si fosse diretta a Palermo, con quell’emorragia, sarebbe quasi sicuramente morto".

Gli investigatori hanno ascoltato sia la donna sia il figlio, cercando di ricostruire la dinamica per chiarire meglio alcune circostanze di quella giornata. Inizialmente si era ipotizzata una denuncia per la donna, ma dopo circa 48 ore passate a studiare il caso il giudice avrebbe riconosciuto la gravità degli addebiti nei confronti di G.A., emettendo nei suo confronti un’ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio aggravato.

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