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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Piazza Caracciolo, 1

Pizzo per i lavori in un cantiere, arresto e sequestro per il proprietario di un pub della Vucciria

In carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso è finito Orazio Di Maria, 36 anni, al quale sarebbe riconducibile il locale "Il Ritrovo". Avrebbe taglieggiato un giovane imprenditore, che ha denunciato, assieme a Riccardo Meli, già bloccato in flagranza dalla guardia di finanza il 13 marzo. Sigilli a un patrimonio dal valore di 200 mila euro

Dopo l’arresto alla Vucciria di un presunto estorsore, fermato il 13 marzo scorso dalla guardia di finanza con 300 euro appena riscossi, a finire nei guai è anche il propretario del pub "Il Ritrovo", Orazio Di Maria, 36 anni, che avrebbe presentato all'indagato la vittima poi costretta a pagare il pizzo per alcuni lavori di ristrutturazione. I finanzieri del Comando provinciale hanno eseguito nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, oltre al sequestro di beni per un valore di 200 mila euro: Di Maria è accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il destinatario della richiesta estorsiva sarebbe un giovane imprenditore che aveva avviato un cantiere nel centro storico e che ha denunciato la presunta richiesta di pizzo. A intascare il denaro sarebbe stato Riccardo Meli, 31 anni, sposato con la nipote di Tommaso Lo Presti, boss di Porta Nuova.

"Sulla base di quanto emerso dalle indagini, la vittima era stata avvicinata dai due indagati che hanno avanzato richieste sempre più esplicite per la messa a posto”, spiegano dalla guardia di finanza. “Grazie alla coraggiosa denuncia presentata dall’imprenditore, che ha subito anche alcuni strani furti di attrezzature, in pochi giorni gli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria sono riusciti ad acquisire elementi di riscontro che hanno consentito l’arresto dell’esattore del pizzo in flagranza di reato”. A Di Maria, però, l’episodio potrebbe costare ancora più caro alla luce di quanto emerso al termine degli accertamenti patrimoniali disposti dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguiti sul suo conto.

L’analisi delle informazioni estratte dalle varie banche dati, anche grazie all’applicativo Molecola di cui sono dotati i reparti investigativi, avrebbe evidenziato infatti "che gli indagati e i rispettivi nuclei familiari, non avevano dichiarato negli anni redditi leciti o altre forme di finanziamento capaci di giustificare le spese e gli acquisti nel tempo sostenuti", concludono i militari. Per questa ragione la Procura ha disposto il sequestro dal valore di 200 mila euro tra conti correnti, beni mobili e immobili. Tra questi anche un'impresa con la quale viene gestito il pub della Vucciria e che sarebbe riconducibile a Di Maria, secondo gli investigatori.

Dopo il blitz, arriva il plauso ai magistrati e alla guardia di finanza, nonché la solidarietà all'imprenditore che ha denunciato, da parte del presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio: "Un circolo virtuoso che si alimenta con questi importanti successi dello Stato e della legalità. La denuncia di un giovane imprenditore edile della Vucciria e la tempestività dei magistrati e delle forze dell’ordine, a cui va il nostro sincero ringraziamento, hanno permesso l’arresto di un altro estorsore al servizio della criminalità mafiosa. Piena solidarietà all’imprenditore, il cui coraggioso esempio va amplificato affinché questa terra si liberi sempre più dal giogo insopportabile della criminalità organizzata. A maggior ragione in questo periodo di drammatica crisi in cui, come abbiamo denunciato più volte, è più forte il pericolo di infiltrazioni della mafia nel tessuto economico".

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