Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Il prete e il sesso in chat coi ragazzini in cambio di pochi euro, gli indagati tacciono davanti al gip

Padre Vincenzo Esposito, che in passato era stato assegnato anche alla parrocchia di Termini Imerese e al Buccheri La Ferla, è accusato di prostituzione minorile: avrebbe costretto 4 sedicenni a masturbarsi durante delle videochiamate. Ha preferito non rispondere al giudice, così come la madre di una delle presunte vittime

Hanno scelto entrambi di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Fabio Pilato. Sia padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 63 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate, che la madre di una delle presunte vittime, che avrebbe lucrato sulle somme incassate dal figlio, stamattina, durante gli interrogatori  hanno infatti preferito il silenzio.

Le intercettazioni: "Facciomolo in tre, vi mando 20 euro..."

Il prete, assistito dall'avvocato Renato Vazzana, e la l'indagata, difesa dall'avvocato Giuseppe Minà, sono finiti rispettivamente in carcere e ai domiciliari. L'inchiesta della Procura di Palermo, nata per caso mentre i carabinieri stavano compiendo intercettazioni nell'ambito di un altro procedimento, si basa su una serie di conversazioni captate tra lo scorso aprile e luglio, che documenterebbero i rapporti a sfondo sessuale tra il sacerdote e i giovani. Nei dialoghi si fa riferimento almeno ad altri tre adolescenti, ancora non identificati, che avrebbero accettato di masturbarsi nelle chat Whatsapp e Messenger per avere in cambio 10, 20 o 30 euro.

Esposito da diversi anni esercita il ministero in provincia di Perugia, ma in passato è stato non solo a Termini Imerese (tre delle vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla. E' probabilmente in questo contesto che ha conosciuto i ragazzini. Ragazzini che sarebbero tutti in condizioni di disagio economico e che avrebbero utilizzato i soldi per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o mangiare una pizza.

Il sacerdote si professa comunque innocente e sostiene di non aver fatto nulla, è fiducioso e sicuro di poter chiarire i contorni della vicenda. Come spiega l'avvocato Vazzana, passare dalla comunità religiosa al carcere è un'esperienza molto complessa ed Esposito sarebbe ben consapevole della gravità della situazione.

Per quanto riguarda la donna, invece, dopo anni di emigrazione in Germania, è tornata a Termini e vive con il Reddito di cittadinanza. A suo dire sarebbe stata a conoscenza del rapporto tra il figlio e il prete, ma senza conoscerne i contorni. Mai avrebbe avuto il sospetto che il ragazzino potesse mostrarsi nudo ed in atteggiamenti intimi.

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