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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Zen

Decisione in tempi record del Riesame: ex preside e vicepreside dello Zen restano ai domiciliari

I giudici si sono pronunciati a poche ore dalla discussione delle istanze di liberazione presentate da Daniela Lo Verde e Daniele Agosta, arrestati il 21 aprile per corruzione e peculato. Reggono pienamente le tesi della Procura europea. La terza indagata, Alessandra Conigliaro, ha deciso di non fare ricorso al tribunale

A poche ore dalla discussione di stamattina - in tempi record - il tribunale del Riesame, oggi pomeriggio, ha deciso di confermare gli arresti domiciliari sia per la (ormai ex) preside della scuola Falcone dello Zen, Daniela Lo Verde, che per il suo vice, Daniele Agosta, accusati di corruzione e peculato, in relazione proprio alla gestione dell'istituto comprensivo. I giudici hanno dunque pienamente accolto le tesi dei pm della Procura europea, Gery Ferrara ed Amelia Luise, che coordinano l'inchiesta.

La terza indagata, Alessandra Conigliaro, che avrebbe regalato iPhone agli altri due per assicurarsi la fornitura di dispositivi tecnologici nella scuola, secondo l'accusa, non ha invece neppure presentato istanza di liberazione.

La spesa con il cibo degli alunni: "Mi porto tutto a casa"

I tre erano stati arrestati il 21 aprile scorso. L'indagine era partita dalla denuncia di un'insegnante. Poi, sulla scorta di numerose intercettazioni, era emerso - per esempio - che la preside avrebbe trasformato il suo ufficio in una sorta di dispensa e che avrebbe sottratto il cibo destinato alla mensa degli alunni. Anche in occasione del Festino e alla vigilia di una vacanza a San Vito Lo Capo, coinvolgendo peraltro nel caricamento della merce anche una delle figlie.

Le tangenti pagate in iPhone e i capricci del vicepreside: "Volevo il 13 Pro..."

Non solo. Per gli inquirenti vi sarebbero state molte irregolarità in relazione ai progetti Pon, finanziati con fondi europei, ai quali per esempio gli alunni non avrebbero partecipato e sarebbe stato dunque necessario falsificare le loro firme per attestare invece falsamente la loro presenza. Dalle intercettazioni veniva anche fuori che la preside, ad un certo punto, sarebbe stata perfettamente consapevole di essere indagata (le era stato notificato un avviso di proroga delle indagini) e che avrebbe cercato di fare di tutto per mettere in regola ciò che non lo era: per recuperare le firme vere dei ragazzi, per esempio, avrebbe promesso loro che venendo a scuola avrebbero potuto mangiare rosticceria e pasta al forno.

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Un altro punto al centro dell'inchiesta riguarda l'affidamento del servizio mensa ad una pasticceria per 10.500 euro. Nel locale - come documentato dai carabinieri - Lo Verde sarebbe andata, si sarebbe servita (caricando nella sua auto 12 pezzi di rosticceria, 3 porzioni di primo, due piadine farcite, un panino, una torta, 3 vassoi di frutta martorana e 3 "puppacena" di zucchero) e non avrebbe pagato.

La fattura "trubola" e la pasticceria che disse no alla preside

Per il gip Elisabetta Stampacchia, inoltre, preside e vicepreside avrebbero ricevuto almeno tre iPhone da Conigliaro. E Agosta si lamentava pure del modello che gli sarebbe stato regalato: "Volevo il 13 Pro...", diceva, e persino Lo Verde lo prendeva in giro: "Guarda come ci rimane male, peggio di un bambino è...".

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I tre indagati hanno tutti deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia. Lo Verde aveva precisato che "non è un modo per sottrarsi al confronto con i magistrati, ma un modo per avere il tempo di conoscere gli atti e fornire tutti i chiarimenti sulla vicenda".

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