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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Zisa

Aveva in casa una pistola e le munizioni, arrestato il padre di uno dei presunti rapinatori del pub Shiagù

Luigi Potano, 50 anni, è finito in manette al termine delle perquisizioni eseguite con l'ordinanza del gip che ha disposto il carcere per cinque giovani in merito all'assalto armato nel locale di Termini Imerese. L'uomo, residente alla Zisa, è accusato di detenzione abusiva di armi

Aveva in casa una pistola e diverse munizioni, ma del porto d’armi neanche l’ombra. A scoprirlo sono stati i carabinieri durante l’esecuzione dell’ordinanza con cui cinque giovani sono finiti in carcere con l’accusa di aver rapinato il pub Shiagù di Termini. Nel corso di una delle perquisizioni in un appartamento alla Zisa infatti sono scattate le manette, per porto abusivo di armi, ai polsi di Luigi Potano, padre di uno degli indagati per l'assalto risalente a luglio scorso.

L’assalto al pub Shiagù

L’arresto di Potano, 50 anni, arriva dopo uno degli ultimi atti dell’inchiesta sulla rapina allo Shiagù. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori i cinque indagati - Riccardo Russo (21), Michele Di Giacomo (21), Paolo Potano (22, cugino di Potano), Mario Antonio Messina (20), Giuseppe Valguarnera (22) - avrebbero minacciato i titolari del locale con un’arma portando via un bottino di circa 2.500 euro.

Le vittime dell’assalto, dopo aver chiamato il 112, hanno fornito i primi spunti investigativi sospettando di aver visto alcuni di loro, la sera prima, proprio nel loro pub. Durante il colpo, inoltre, due di loro non avrebbero prestato attenzione ai nomi che utilizzavano. "Uno di loro ha detto: ‘Guarda nel cascione sotto Giusè’", ha riferito uno dei gestori del locale ai militari dell’Arma.

Fondamentali per l’indagine i riscontri tecnici ottenuti dall’analisi dei video ripresi dal sistema di sorveglianza e dei profili social degli indagati nonché dalle intercettazioni e dai tabulati telefonici. Come ricostruito dai militari, i cinque avrebbero raggiunto il locale a bordo di una Bmw Serie 3, di proprietà della zia di uno dei ragazzi arrestati intorno alle 4, ma solo in due sarebbero entrati, con il volto travisato e armati di pistola.

A quel punto avrebbero minacciato i titolari con l’arma per immobilizzarli e svuotare la cassa. Durante le concitate fasi della rapina, però, i titolari avrebbero notato alcuni dettagli risultati utili: oltre ai nomi degli assalitori anche gli indumenti indossati e il taglio della barba. Mettendo insieme i vari elementi i carabinieri hanno fatto luce su tutte le fasi della rapina, costruendo un quadro accusatorio che ha retto il vaglio del gip. 

In manette il figlio del boss ucciso alla Zisa

Tra i cinque arrestati su disposizione del giudice per le indagini preliminari c’è Michele Di Giacomo, figlio del più noto Giuseppe, ucciso con alcuni colpi di pistola, nel 2014. Il 47enne, una delle figure centrali dell’operazione antimafia Perseo, era stato freddato in via Eugenio l’Emiro mentre si trovava a bordo di una Smart trovata ancora con il motore accesso dopo l’arrivo delle forze dell’ordine.

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