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Cronaca

La "profezia" sulla cattura di Messina Denaro e le vaghe rivelazioni in tv: chi è Salvatore Baiardo

Il gelataio piemontese, ma di origine palermitana, ha curato la latitanza dei boss Graviano ed è stato condannato per favoreggiamento. Negli anni '90 ha reso dichiarazioni a Firenze, ma senza riscontri. Sul superlatitante ha ribadito: "Ne ha per poco". Indicando in "ambito palermitano" la fonte della clamorosa notizia dell'arresto

A novembre era stato abbastanza preciso quando in tv ipotizzò che Matteo Messina Denaro fosse "molto malato" e che si sarebbe "consegnato lui stesso", nel giro di due mesi, per "fare un regalino a qualcuno". Parole che suonano oggi per alcuni - alla luce della cattura del capomafia di Castelvetrano avvenuta effettivamente dopo un paio di mesi - come una "profezia". Ma ieri sera, tornato in televisione a "Non è l'Arena", Salvatore Baiardo è stato invece molto più ambiguo e poco chiaro, indicando soltanto che la sua fonte per la clamorosa notizia "arriva dall'ambito palermitano, non dai Graviano". Affermazioni che comunque potrebbero essere oggetto di ulteriori approfondimenti da parte degli inquirenti.

Il gelataio factotum dei Graviano

Ma chi è Salvatore Baiardo? Un gelataio di Omegna, in Piemonte, di origine parlermitana, condannato per favoreggiamento aggravato perché ha curato la latitanza dei boss stragisti Giuseppe e Filippo Graviano, catturati a Milano nel 1994. Proprio in quel periodo, Baiardo aveva reso dichiarazioni alla Dia di Firenze, dove si indaga tuttora sui mandanti occulti delle stragi, ma le sue rivelazioni non trovarono riscontri, non confluirono in alcun procedimento giudiziario e, di fatto, non furono ritenute credibili.

L'agenda rossa

Si tratta dunque di un personaggio ben noto ai magistrati e agli investigatori che, periodicamente, ricompare sulla scena mediatica con rivelazioni apparentemente dirompenti: ha parlato per esempio dell'agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, mai ritrovata, sostenendo che ne esisterebbero diverse copie e, ieri sera in tv, ha aggiunto: "Ho visto dei fogli che riproducevano l'agenda rossa di Paolo Borsellino". Ma ha anche raccontato in passato che Giuseppe Graviano, il 19 luglio 1992, giorno della strage di via D'Amelio, si sarebbe trovato con lui, nella sua gelateria in Piemonte, dando quasi un alibi al mafioso.

La "difesa" dei fratelli stragisti di Brancaccio

Una sorta di difesa dei fratelli di Brancaccio che ha ribadito anche ieri, definendoli "ragazzi" che "in carcere hanno fatto un percorso" e che poco prima delle stragi avevano deciso di trasferirsi a Milano. Questo, a suo avviso, dimostrerebbe come si sarebbero "tirati fuori", "staccando la spina a Palermo" senza avere "più la base in Sicilia". Baiardo ha fatto ben attenzione, inoltre, a rimarcare che lui non sarebbe "un portavoce dei Graviano", anche perché, essendo i due boss reclusi al 41 bis, veicolare i loro ipotetici messaggi all'esterno potrebbe avere delle conseguenze giudiziarie per lui.

Messina denaro ripreso mentre fa la spesa, nel covo un'agenda con nomi e numeri

Le risposte sibilline sulla "fonte palermitana"

Sollecitato più volte ieri a rivelare la sua "fonte" e a spiegare come sapesse della malattia di Messina Denaro ("ne ha per poco", ha tenuto a precisare), Baiardo non è stato però affatto chiaro. Ha fornito risposte sibilline, che dicono e non dicono, anche se in precedenza non aveva avuto esitazioni a svelare davanti alle telecamere la sua "profezia" sulla cattura dell'ex superlatitante. Ha parlato solo - e con grande vaghezza - di "ambito palermitano". A giudicare dalle indagini, però, Baiardo non sarebbe stato l'unico a sapere delle condizioni di salute del mafioso, visto che - come ha spiegato il procuratore Maurizio De Lucia - è proprio su questo fronte che si stava lavorando da tempo: un'intuizione giusta, tanto che Messina Denaro è stato arrestato alla clinica La Maddalena dove lunedì 16, alle 8, aveva un appuntamento per sottoporsi a delle cure. 

Il "bel regalino" e l'ergastolo ostativo

Non solo. Baiardo non è stato chiaro neppure nello spiegare la sua tesi su una presunta trattativa che avrebbe portato Messina Denaro a consegnarsi in cambio di "un bel regalino": ha accennato solo - come "merce di scambio" - all'ergastolo ostativo, ovvero a quella misura che impedisce a determinati soggetti condannati appunto all'ergastolo in un contesto mafioso di ottenere misure alternative alla detenzione (lavoro esterno e semilibertà) e benefici penitenziari (liberazione anticipata, permessi premio) se non collaborano con la giustizia. Sono circa un migliaio in Italia - compresi i Graviano - i detenuti in questa condizione. E, secondo Baiardo, l'arresto di Messina Denaro servirebbe "a far uscire qualcuno senza clamore". Ma l'ex factotum dei fratelli di Brancaccio ha voluto specificare a chi andrebbe quello che chiama "il bel regalino".

La decisione della Consulta e il decreto del governo Meloni

In realtà, però, su questo punto la "profezia" di Baiardo è ben lontana dal trovare conferme, perché Messina Denaro è stato effettivamente arrestato, ma l'ergastolo ostativo non è stato nel frattempo abrogato. Un rischio che c'era, alla luce di una decisione della Corte costituzionale di dicembre 2019 che lo ha ritenuto illegittimo, ordinando al Parlamento di legiferare sul tema entro un anno. Cosa che non era stata fatta. Dopo una proroga di altri sei mesi, se la politica non fosse intervenuta, effettivamente l'ergastolo ostativo sarebbe stato eliminato. Ma il governo Meloni, con uno specifico decreto, è intervenuto per impedire intanto che l'abrogazione possa riguardare soggetti reclusi al 41 bis (come i fratelli Graviano).


 

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