Mandato di cattura dal Brasile, arrestato uno dei figli del boss Tano Badalamenti

Avviate le procedure di estradizione per Leonardo Badalamenti, secondogenito del mafioso mandante dell'omicidio di Peppino Impastato. L'ordine eseguito dalla Dia arriva dall'autorità giudiziaria di Barra Funda per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica

Leonardo Badalamenti, figlio del boss Tano Badalamenti - foto ©Ansa foto

Arrestato Leonardo Badalamenti. Il secondogenito del boss mafioso Gaetano Badalamenti, deceduto nel 2004 e meglio conosciuto come don Tano, è stato fermato dalla Direzione investigativa antimafia, in collaborazione con la Criminalpol e la polizia brasiliana, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria del San Paolo del Brasile. Secondo quanto comunicato dalla Dia risultava latitante dal 2017, ovvero da quando era stato "spiccato un ordine di arresto da parte dell’autorità giudiziaria di Barra Funda, Brasile, per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica". Un’inchiesta della quale però non si conoscono i dettagli.

Negli ultimi giorni il suo nome era finito sui giornali per una querelle con il sindaco di Cinisi che si era conclusa dopo qualche tensione con l’intervento dei carabinieri e l’allontanamento del figlio del boss, poi segnalato all’autorità giudiziaria. Una vicenda destinata ad avere un seguito. Oggetto del contendere un casolare in contrada Uliveto di cui Leonardo Badalamenti avrebbe cercato di riappropriarsi in virtù di un provvedimento di revoca della confisca emesso dalla Corte d’assise che sarebbe stato notificato a lui e non ancora al primo cittadino. Si tratta di un immobile con relativo terreno che era un rudere al momento della confisca, poi assegnato nel 2010 al comune di Cinisi e ristrutturato con un finanziameno europeo ottenuto dal Gal Golfo di Castellammare.

Quella dei Badalamenti, guidati allora dal padre Gaetano, era una fra le famiglie scappate in America nei primi anni Ottanta, durante la guerra di mafia con i Corleonesi per il controllo di Cosa nostra. A partire dalla cattura di Totò Riina e dei suoi uomini "si è assistito - ricorda la Dia - ad un silenzioso e progressivo rientro in patria dei discendenti superstiti delle famiglie mafiose. Il fenomeno del ritorno in Sicilia degli 'scappati', di cui fece parte anche Tommaso Buscetta, si può considerare uno spartiacque nella configurazione dei nuovi equilibri e degli assetti interni che si darà Cosa nostra".

Proprio Leonardo Badalamenti, il quale per un periodo si sarebbe spacciato in Brasile per l’uomo d’affari Carlos Massetti, era stato arrestato dai carabinieri del Ros a maggio 2009, con l’operazione Mixer-Centopassi, e scarcerato dal Riesame a giugno dello stesso anno. Insieme a lui finirono in manette altre 19 persone indagate a vario titolo per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori. Non si conosce l'esito del procedimento ma pare che Badalamenti non si nascondesse, tanto da essere stato rintracciato nell'abitazione della madre a Castellammare del Golfo prima di finire sui giornali per la vicenda del casolare.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

"Badalamenti risultava indagato - ricostruisce la Dia - quale capo di un’organizzazione con ramificazioni internazionali, impegnata tra il 2003 e il 2004 nella negoziazione di titoli di debito pubblico emessi dal Venezuela mediante l’intermediazione di un funzionario corrotto, destinati a garantire l'apertura di alcune linee di credito in istituti bancari esteri. Veniva anche accusato di aver tentato una truffa in danno delle filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e di un’altra banca d’affari britannica, la Hsbc, per un importo di diverse centinaia di milioni di dollari americani". Oggi il secondogenito di don Tano, morto 16 anni fa e riconosciuto mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, è stato portato al carcere Pagliarelli in attesa della formalizzazione delle procedure per l'estradizione in Brasile.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • La denuncia: "Un positivo è uscito dalla Missione di Biagio Conte e ha attraversato tutta Palermo"

  • Pizzaiolo positivo al Coronavirus, chiuso lo storico panificio Graziano

  • Virus, verso una nuova ordinanza: mascherine obbligatorie all'aperto e stretta sulla movida

  • Corso Calatafimi, si sente male mentre passeggia in strada: morto un uomo

  • "Gestiva il pizzo a Ballarò", arrestato dopo due mesi di latitanza Alfredo Geraci

  • Abbattuto il pilastro del cancello di Villa Igiea: assessore chiama i carabinieri

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
PalermoToday è in caricamento